Cannes, 17 mag. (askanews) – Il racconto dell’uomo e soprattutto dell’artista pieno di umanità, capace di ispirare ancora oggi tanti autori del cinema mondiale. Presentato a Cannes Classics, unico italiano sulla Croisette, il documentario “Vittorio de Sica – La vita in scena”, è uno spaccato delle vita del grande maestro tra ricordi di familiari e amici, dal figlio Christian ai nipoti, materiali d’archivio inediti, testimonianze di cineasti contemporanei, affascinati dal suo modo di osservare la realtà e trasformarla in emozione sul grande schermo come racconta il registra Francesco Zippel.”Io penso che lui sia felicemente unico e quindi deve restare tale, poi ci sono tantissimi registi, non solo nel nostro Paese, che sicuramente hanno preso qualcosa di importante da lui e l’hanno tradotta all’interno del loro codice espressivo: nel film ce ne sono alcuni straordinari, Ostlund, Farhadi, i fratelli Dardenne, penso anche a Ken Loach, che non c’è nel film ma con cui ho parlato…., se uno guarda in fondo, c’è quella capacità di osservare, di fotografare la realtà, di raccontarla, anche di reinventarla, che è stata tipica del cinema Vittorio De Sica”.Lavorando al documentario, dice da Cannes Francesco Zippel, “ho capito il livello e la ricchezza di questo uomo a livello personale e quindi a livello di riflesso anche a livello artistico, quanto lui era veramente ricco di umanità e di intuizione”.E ancora, racconta: “Aveva dei trucchi anche piuttosto duri, aveva quel sano cinismo da regista, cercava di portare alle lacrime un attore per ottenere quelle sequenze struggenti, però non mancando mai di umanità”.Il film arriverà poi al cinema con Fandango e successivamente su Sky e Now; un modo per far conoscere De Sica anche ai giovani: “De Sica è una fonte costante, purissima di ispirazione, che mettendosi in connessione con i giovani non può non provocare nuovi episodi felici di suggestione creativa” conclude Zippel.