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Causa Grillo-Conte: in gioco il nome e il simbolo del Movimento 5 Stelle

Causa Grillo-Conte: in gioco il nome e il simbolo del Movimento 5 Stelle

Grillo avvia una causa contro il Movimento guidato da Conte per ottenere la titolarità del nome e del simbolo, alimentando una disputa che è al tempo stesso politica e giuridica

Il fondatore storicamente associato al Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha formalizzato una richiesta giudiziaria notificata alla formazione politica guidata dall’ex premier Giuseppe Conte. L’atto, depositato il 31 marzo 2026 e destinato al Tribunale di Roma, chiede che venga riconosciuta la titolarità del nome e del simbolo a favore dell’associazione originaria con sede a Genova. Questa iniziativa segna un nuovo capitolo di una controversia che mescola aspetti di diritto della proprietà intellettuale con questioni di identità politica, in cui aleggiano riferimenti alla genesi del movimento e alle sue trasformazioni istituzionali.

La replica pubblica del presidente del partito è arrivata il 2 aprile 2026, durante un intervento televisivo: Conte ha sostenuto che il simbolo sia patrimonio della comunità degli iscritti e non di un singolo proprietario, avvertendo che azioni giudiziarie infondate saranno contrastate e potrebbero comportare richieste di risarcimento. Sullo sfondo della contesa restano scelte organizzative precedenti, tra cui la cancellazione del ruolo di garante a fine 2026 e decisioni come l’abolizione del limite dei due mandati, che per molti sono segnali di un cambiamento di rotta rispetto ai principi iniziali.

Le ragioni giuridiche avanzate da Grillo

In base alla ricostruzione fornita dagli ambienti vicini a Beppe Grillo, il percorso giuridico del Movimento è stato articolato in più fasi: una prima forma nel 2009, poi una trasformazione in associazione nel 2013 con sede a Genova, e infine una nuova entità affermatasi a Roma nel 2017. Secondo questa tesi, il nome e il simbolo resterebbero di proprietà dell’associazione genovese, mentre la struttura romana li avrebbe utilizzati soltanto in uso. Se il Tribunale dovesse riconoscere questa impostazione, il risultato pratico sarebbe l’obbligo per il gruppo guidato da Conte di abbandonare l’attuale denominazione e marchio.

La storia delle tre incarnazioni

Il quadro descritto dagli atti lega il concetto di titolarità alla natura giuridica delle diverse entità nate nel tempo: un’origine informale e priva di statuto, la successiva formalizzazione come associazione e infine la nascita di un soggetto politico con sede a Roma. Questa narrazione sottolinea come la questione non sia solamente simbolica ma si fondi su passaggi documentali e registrazioni che potranno essere valutati dal giudice. La disputa non trascura poi gli elementi politici: per i sostenitori di Grillo il progetto attuale si è allontanato dal modello iniziale di democrazia diretta e di limiti alla leadership.

Reazioni politiche e sostenitori di Grillo

La mossa giudiziaria ha raccolto manifestazioni di appoggio da esponenti che in passato hanno militato nel movimento. Personalità come l’ex parlamentare Marco Bella hanno definito la battaglia «difficile, lunga e complessa», sostenendo che Grillo sia costretto a investire risorse personali per una causa che riguarda la storia del Movimento. Anche l’ex ministro Danilo Toninelli ha richiamato i valori originari, come il vincolo dei due mandati e la democrazia diretta, affermando che se il simbolo tornerà al fondatore sarà l’occasione per una rigenerazione del progetto, pur riconoscendo l’amarezza del confronto.

Il clima interno e le tensioni economiche

All’origine delle tensioni ci sono anche scelte organizzative e contrattuali: in alcuni resoconti si segnala che Conte non ha rinnovato a Grillo un rapporto economico da 300mila euro, elemento che ha contribuito ad aumentare la frizione. Dall’altra parte, Conte e i suoi collaboratori hanno più volte avvertito che chi promuove ricorsi temerari potrebbe trovarsi a pagare oneri legali e risarcimenti, ricordando precedenti giudizi dove le parti contese hanno perso e sostenuto spese processuali.

Possibili scenari e conseguenze pratiche

Se il Tribunale di Roma dovesse stabilire che la titolarità del nome e del simbolo spetti all’associazione genovese, il gruppo politico che oggi usa quel marchio guidato da Giuseppe Conte si troverebbe nella necessità di trovare una nuova identità visiva e nominale, con ricadute sui materiali elettorali e sulla riconoscibilità pubblica. La posta in gioco è quindi più alta di una mera disputa legale: riguarda la percezione pubblica del progetto politico, la sua continuità e il controllo simbolico sulla memoria fondativa del movimento.

Tempistiche e conclusione

L’udienza preliminare indicata dagli atti è fissata per il mese di luglio 2026, ma gli osservatori si attendono una battaglia lunga e articolata tra gradi di giudizio e possibili ricorsi. Nel frattempo lo scontro mette in luce un tema più ampio: il rapporto tra chi ha fondato una forza politica e chi ne assume la guida formale negli anni successivi. In attesa delle decisioni del tribunale, rimane aperto il confronto tra diritto, storia politica e legittimazione simbolica.