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L’imprenditore Mario Burlò rapito in Venezuela: chi è e cosa sappiamo della sua detenzione e liberazione

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Mario Burlò arrestato in Venezuela: l’imprenditore torinese detenuto a Caracas e liberato il 12 gennaio 2026. Ecco chi è e cosa sappiamo di lui.

La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, cittadini italiani detenuti in Venezuela, riporta sotto i riflettori i casi di arresti opachi e l’uso politico della detenzione da parte del regime di Caracas. Dopo mesi di silenzi, incertezze e pressioni diplomatiche, i due sono tornati liberi oggi, lunedì 12 gennaio 2026, segnando un passo importante nei rapporti tra Italia e Venezuela.

Ecco chi è l’imprenditore di 52 anni.

La liberazione e il rientro in Italia di Mario Burlò e Alberto Trentini

La svolta è arrivata oggi, lunedì 12 gennaio 2026, quando entrambi sono stati trasferiti presso l’ambasciata italiana a Caracas. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha dichiarato: Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas”, aggiungendo che sono in buone condizioni e definendo l’operazione “un successo del governo”. Tajani ha inoltre sottolineato che “la loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Delcy Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione: “Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas”, confermando di aver parlato con loro e che un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”.

Chi è Mario Burlò, l’imprenditore rapito in Venezuela (e liberato con Alberto Trentini)

Dopo oltre un anno di incertezze e silenzi da parte delle autorità venezuelane, Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati, segnando un passo importante nei rapporti tra Italia e Venezuela. Burlò, imprenditore torinese nel settore dell’outsourcing e coinvolto in vari procedimenti giudiziari in Italia, si era recato in Venezuela per valutare nuove opportunità di affari. Di lui si erano perse le tracce proprio durante uno dei processi a Torino, fino a scoprire che era detenuto a Caracas, dopo essere entrato nel Paese via terra dalla Colombia e arrestato poco oltre il confine, senza che fossero fornite spiegazioni precise. Per mesi la sua detenzione è rimasta avvolta nel mistero: le autorità italiane faticavano a ottenere conferme ufficiali e la famiglia non riusciva a contattarlo.

Solo nel novembre 2025, durante una visita consolare, Burlò ha riferito di essere stato rinviato a giudizio per accuse generiche di terrorismo, dopo un lungo periodo senza imputazioni formali. Lui e Trentini erano rinchiusi nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, noto per sovraffollamento e violenze, e spesso utilizzato per i prigionieri politici del regime; secondo varie ricostruzioni, la loro detenzione avrebbe avuto una finalità politica, come strumento di pressione sull’Italia in seguito alle contestate elezioni legislative venezuelane.

In Italia, nel frattempo, Burlò era stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre resta aperto il procedimento torinese legato a presunte irregolarità fiscali nella gestione dell’Auxilium Basket.

La scarcerazione dei due connazionali è stata accolta come un risultato significativo della diplomazia italiana, frutto di un lavoro discreto e costante, e sottolinea l’importanza della cooperazione tra Roma e Caracas nel garantire la tutela dei cittadini all’estero.