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Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, ricercatori e imprenditori a confronto a Trento

Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, ricercatori e imprenditori a confronto a Trento

(Adnkronos) - Il futuro dell'innovazione tecnologica non dipende soltanto dallo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, ma dalla capacità di costruire infrastrutture solide, valorizzare i dati, integrare le competenze e governare sistemi digitali sempre più complessi. È questo il messag...

(Adnkronos) – Il futuro dell’innovazione tecnologica non dipende soltanto dallo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, ma dalla capacità di costruire infrastrutture solide, valorizzare i dati, integrare le competenze e governare sistemi digitali sempre più complessi. È questo il messaggio al centro del Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, gruppo tecnologico di riferimento in Italia che opera a livello internazionale accelerando il business e la digitalizzazione di oltre 4.000 clienti, che ha riunito a Trento imprenditori, manager, ricercatori e innovatori per confrontarsi sulle condizioni necessarie affinché l’innovazione generi valore duraturo per il sistema produttivo e la crescita.

L’evento si inserisce nel modello d’innovazione aperta di Deda, che abilita sinergie tra competenze tecnologiche, industriali e scientifiche, favorendo la collaborazione tra imprese, università, centri di ricerca, startup e giovani talenti. Un confronto che contribuisce a delineare priorità tecnologiche del futuro, opportunità di collaborazione e ambiti di sperimentazione per i prossimi anni, valorizzando il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di nuove progettualità e competenze a supporto anche dell’innovazione delle aziende del Gruppo.

Tra i fili conduttori della giornata è emerso il tema della fiducia digitale, intesa come requisito concreto che riguarda la solidità delle infrastrutture, la qualità dei dati, la sicurezza e la governabilità dell’intelligenza artificiale, insieme al ruolo delle persone nel presidiare processi e decisioni.  

  

“In un mondo in cui dati e modelli di intelligenza artificiale sono sempre più disponibili, la vera risorsa scarsa diventa la fiducia”, commenta Roberto Loro, Chief Technology Officer di Dedagroup.

“L’AI entra ormai nei processi e contribuisce a orientare decisioni sempre più rilevanti per le organizzazioni. Non basta quindi che un sistema sia tecnologicamente avanzato. Occorre comprenderne il funzionamento, verificarne i risultati, ricostruire le decisioni e intervenire quando necessario. La fiducia si costruisce nella qualità dei dati, nelle architetture e nei meccanismi di governo dei sistemi, mantenendo chiare le responsabilità delle persone. I dati permettono di conoscere. I modelli aiutano a prevedere. Ma solo la fiducia permette di delegare”. Le fondamenta tecnologiche dell’innovazione sono state al centro della sessione Tech Foundations, che ha approfondito il tema strategico delle infrastrutture fisiche e digitali. Il confronto ha approfondito l’importanza di modelli distribuiti e federati, complementari alle grandi infrastrutture globali, capaci di valorizzare le competenze e le specificità dei diversi tessuti produttivi. In questo scenario si inserisce anche Intacture, il data center ipogeo sviluppato in Trentino grazie al partenariato pubblico-privato Trentino DataMine, un’infrastruttura strategica radicata nel territorio ma progettata per offrire capacità e servizi su scala nazionale. Il progetto riunisce Università di Trento, Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA – Istituto Atesino di Sviluppo.  

Accanto alle infrastrutture, particolare attenzione è stata dedicata ai dati come patrimonio strategico, da organizzare e rendere riutilizzabile per generare conoscenza e vantaggio competitivo. Alla sessione insieme a Roberto Loro hanno contribuito Alessandro Talotta di MIX Milan Internet Exchange e Guido Walter di Donato di Genogra. L’evoluzione verso sistemi intelligenti sempre più autonomi ha guidato la sessione Trust & Orchestration, che ha messo al centro le sfide dell’interoperabilità, dell’orchestrazione e della fiducia digitale. Il confronto ha affrontato il passaggio dai singoli modelli di AI a ecosistemi di agenti specializzati, capaci di collaborare e integrarsi nei processi delle imprese, con applicazioni anche nell’industria e nella robotica. Una trasformazione che richiede nuove capacità di governo e sicurezza, superando un approccio alla cybersecurity fondato prevalentemente sulla conformità normativa per sviluppare sistemi di difesa continuamente verificabili e soluzioni di AI il cui comportamento sia affidabile.  

 

Sono intervenuti Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata, Matteo Meucci di Synapsed.ai e Owasp Foundation e Andrea Rigoni di Altirium che spiega: “La sicurezza del futuro sarà sempre meno basata su verifiche periodiche e sempre più sulla capacità di validare continuamente ciò che accade nei processi critici dell’organizzazione. Con l’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale, non basta più garantire la conformità o adottare nuove tecnologie: occorre dimostrare nel tempo la solidità delle proprie difese. È qui che la cybersecurity diventa una questione di “readiness” ovvero di governance, che richiede capacità di interpretare gli scenari, mantenere il controllo delle decisioni più rilevanti e agire con consapevolezza anche sotto pressione”. Il ruolo delle persone nei nuovi ecosistemi tecnologici è stato approfondito nella sessione Human in the Lead, con il contributo di Alessandro Vinciarelli dell’Università di Glasgow che sottolinea: “L’intelligenza artificiale non riguarda soltanto le macchine, ma anche il modo in cui le persone comunicano, collaborano e prendono decisioni. Comprendere queste dinamiche è fondamentale per sviluppare sistemi capaci di integrarsi efficacemente nei contesti organizzativi. Per questo l’innovazione tecnologica richiede sempre più una collaborazione tra competenze tecniche, psicologia e scienze umane”.  

Attraverso il tema dell’Intelligenza Sociale Artificiale, dedicata allo studio delle interazioni tra esseri umani e tra persone e macchine, il confronto ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra ricerca tecnologica, psicologia e scienze umane, inserendosi nella più ampia riflessione sulle competenze e sulle responsabilità delle persone in sistemi digitali caratterizzati da crescente autonomia. La collaborazione tra imprese, startup e ricerca come leva per trasformare l’innovazione in applicazioni industriali concrete è stata al centro della sessione Insights from To The Peak, con Serena Galli, co-founder dell’iniziativa, e Mirco Bucci di Anypath.ai, startup finalista di To The Peak che Deda ha voluto coinvolgere nel Co-Innovation Day per valorizzarne le competenze e l’approccio, in linea con le proprie traiettorie di sviluppo della Physical AI. La sessione ha così rappresentato la naturale prosecuzione della partecipazione di Deda come partner di To The Peak, dando continuità a un percorso di innovazione che mette in relazione imprese, startup e ricerca per favorire lo sviluppo di nuove applicazioni industriali e opportunità di collaborazione. Le Future Signals Conversations hanno approfondito due direttrici di sviluppo. La prima, dedicata ai dati come infrastruttura strategica per creare valore, ha coinvolto Domenico Dato di iStella e Giovanni Botta di Deda Ai. Nel confronto focus sulle condizioni per disporre di basi informative aggiornate, rappresentative dei diversi contesti linguistici e produttivi e capaci di sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.  

La seconda, Trust & Orchestration: le traiettorie Deda dalla ricerca all’impatto, ha messo in evidenza il contributo dei Co-Innovation Lab congiunti Deda e FBK allo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale affidabili e governabili. Riccardo Valletti di Deda, Pietro De Matteis del Co-Innovation Lab Cleanse e Raman Kazhamiakin del Co-Innovation Lab Candi hanno affrontato due direttrici di ricerca complementari, la Hybrid AI, che integra modelli generativi e conoscenza strutturata, e l’Harnessing, che orchestra dati, conoscenza, agenti e processi favorendo una maggiore indipendenza dalle singole tecnologie. Un approccio che attraverso la collaborazione tra ricerca e impresa mira a trasformare risultati scientifici in asset tecnologici, competenze distintive e capacità riutilizzabili a supporto dell’innovazione delle aziende del Gruppo e dei loro clienti. 

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