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Crollo del cantiere di via Mariti: la ricerca della verità continua

Crollo del cantiere di via Mariti: la ricerca della verità continua

Le famiglie delle vittime chiedono chiarezza e giustizia dopo mesi di silenzio.

Il dramma delle famiglie delle vittime

Il crollo del cantiere di via Mariti a Firenze ha lasciato un segno indelebile nelle vite dei familiari delle vittime. Sono passati quasi nove mesi dall’incidente, ma le famiglie continuano a vivere nell’incertezza e nel dolore. Simona Mattolini, vedova di Luigi Coclite, una delle vittime, ha espresso la sua frustrazione: “E’ il momento di scriverli quei nomi, che le perizie vengano consegnate se non è ancora stato fatto”.

Le parole di Simona risuonano come un grido di aiuto, un appello a non dimenticare le vite spezzate e a fare chiarezza su quanto accaduto.

Attesa di giustizia e trasparenza

Rym Toukabri, figlia di Mohamed Toukabri, un altro dei deceduti, ha condiviso sentimenti simili: “Ad oggi ancora stiamo aspettando, abbiamo preso gli avvocati ma stiamo aspettando di capire cosa è successo”.

La mancanza di informazioni sullo stato delle indagini ha alimentato un clima di sconforto tra i familiari. Paola Santantonio, legale della famiglia Coclite, ha sottolineato che non ci sono stati sviluppi significativi: “Non abbiamo avuto nessuna informazione neanche di iscrizione di un nome nel registro degli indagati”. La situazione è ulteriormente complicata dal segreto istruttorio che avvolge il fascicolo, rendendo difficile per le famiglie ottenere risposte.

Un gesto di solidarietà

Nonostante il dolore e l’incertezza, oggi si è svolta una cerimonia significativa presso la Misericordia di Firenze, dove è stato consegnato il ricavato di una raccolta fondi avviata dal Comune e dalla Misericordia stessa. La somma di 36mila euro è stata destinata ai familiari delle vittime, un gesto che, sebbene non possa cancellare il dolore, rappresenta un segno di solidarietà e supporto. Alla cerimonia erano presenti la sindaca Sara Funaro, il Provveditore della Misericordia Bernardo Basetti Sani Vettori, l’arcivescovo Gherardo Gambelli e l’imam Izzedin Elzir, insieme a familiari e avvocati delle vittime.

La lotta per la giustizia continua, e le famiglie delle vittime non intendono arrendersi. La loro richiesta è chiara: vogliono sapere chi è responsabile di questa tragedia e chiedono che venga fatta giustizia. La speranza è che le indagini possano finalmente portare a un chiarimento e che i nomi delle persone coinvolte possano essere resi noti, per dare un senso di chiusura a una storia che ha segnato profondamente la comunità fiorentina.

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