L’ennesima stretta sui dazi imposta dagli Usa riaccende le tensioni commerciali globali e mette sotto pressione i rapporti con l’Europa. Con le nuove tariffe annunciate da Trump, il confronto economico si intreccia ancora una volta con quello politico, aprendo una fase di incertezza per mercati, imprese e alleanze strategiche.
Dazi Trump: nuova escalation tariffaria e tensioni transatlantiche
L’ultimo intervento di Donald Trump ha riacceso lo scontro commerciale con l’Europa. Il presidente statunitense ha annunciato su Truth Social il passaggio delle tariffe globali dal 10% al 15%, con effetto immediato e validità fino a 150 giorni. Solo poche ore prima aveva celebrato la firma dei nuovi provvedimenti scrivendo: “Un grande onore aver appena firmato, nello Studio Ovale, nuovi dazi globali del 10% su tutti i Paesi”. L’inasprimento è arrivato in risposta alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha giudicato illegittime le precedenti misure.
Nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha reagito con toni durissimi contro i giudici, definiti “folli” e “ridicoli”, accusandoli di aver ceduto a “pressioni esterne” e di aver tradito lo spirito patriottico. “Mi vergogno per i giudici”, ha dichiarato, sostenendo che la vicenda “si discuterà in tribunale per i prossimi 5 anni” e promettendo di “incassare ancora più soldi di prima”.
Dazi Trump, tariffe al 15% e risposta UE: “Non reagiamo di pancia”
A Bruxelles si teme che l’amministrazione americana possa ricorrere alla Section 301 del Trade Act del 1974 per introdurre dazi a tempo indeterminato. Intanto si valuta se il tetto del 15% concordato in precedenza sia stato di fatto superato, soprattutto in relazione alla clausola della nazione più favorita. Il dossier tornerà al centro del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea e del G7 Commercio, mentre cresce l’ipotesi di attivare strumenti di difesa commerciale, compreso lo Strumento anti-coercizione, finora considerato un’opzione estrema.
All’interno delle istituzioni europee si moltiplicano le consultazioni. Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič sta analizzando le implicazioni giuridiche delle decisioni americane, mentre al Parlamento europeo alcune forze politiche spingono per congelare l’iter dell’intesa transatlantica. Socialisti, Verdi e Liberali hanno già espresso la volontà di sospendere l’accordo. Brando Benifei ha parlato di “una palese violazione dell’accordo Ue-Usa che prevede un dazio massimo del 15% omnicomprensivo”, sottolineando che “in queste condizioni nessun avanzamento dell’accordo può essere portato al voto all’Europarlamento”.
Sul piano politico, il presidente francese Emmanuel Macron ha ricordato che “è positivo che nelle democrazie esistano poteri e contro-poteri”, invitando a valutare con attenzione le conseguenze della decisione americana. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha denunciato “questa costante incertezza sui dazi” come “il veleno più grande per le economie dell’Europa e degli Stati Uniti” e ha annunciato che si recherà a Washington con una linea europea condivisa.
In Italia prevale l’invito alla cautela. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha ammonito a non “reagire di pancia ma con la testa”, ricordando che “gli Stati Uniti non sono solo il nostro principale mercato extraeuropeo, ma anche il principale alleato politico e militare”. Secondo Urso, le nuove tariffe sarebbero “misure transitorie in attesa di altri interventi”, e un’eventuale applicazione uniforme del 15% potrebbe ridurre il vantaggio competitivo acquisito dall’Ue rispetto ad altri partner come la Cina.
La strategia indicata resta quella del dialogo e della diversificazione commerciale: nuovi accordi di libero scambio, dall’intesa con il Mercosur ai negoziati con India, Emirati, Paesi del Golfo e Sud-Est asiatico.