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Dimissioni Onu, dietrofront di Parigi sul caso Francesca Albanese: “Mi aspettavo delle scuse”

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Parigi cambia posizione sul caso Albanese: niente dimissioni, ma la relatrice chiede chiarimenti e riconoscimento del suo ruolo.

La vicenda della relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi, Francesca Albanese, ha acceso un dibattito internazionale. Al centro della controversia ci sarebbero le critiche di Albanese alle operazioni militari israeliane e alle violenze dei coloni in Cisgiordania, che hanno provocato richieste di dimissioni da parte di Parigi e di altri governi, prima che la Francia decidesse di fare marcia indietro.

Dimissioni Francesca Albanese: Parigi fa dietrofront

Dopo settimane di tensioni e dichiarazioni polemiche, la diplomazia francese ha deciso di fare marcia indietro sulla richiesta di dimissioni avanzata nei confronti di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati. La notizia, riportata da Politico, conferma che Parigi ha optato per un richiamo formale, limitandosi a censurare le “dichiarazioni ripetute e estremamente problematiche” di Albanese, senza chiedere più esplicitamente il suo ritiro.

La rappresentante permanente francese all’Onu di Ginevra, Céline Jurgensen, ha invitato tutti i relatori speciali a esercitare “sobrietà, moderazione e discrezione, richiesti dal loro mandato”, sottolineando la necessità di un comportamento prudente nelle dichiarazioni pubbliche.

Dimissioni Francesca Albanese: Parigi fa dietrofront, la relatrice chiede chiarimenti e scuse

Francesca Albanese ha accolto la decisione con cauta soddisfazione, affermando: “Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea. Mi sarei aspettata una parola di chiarimento e di scuse perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile”. In passato, il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, aveva più volte condannato quelle che definiva “ripetute provocazioni” della relatrice e aveva ribadito la convinzione che Albanese “dovrebbe avere la dignità di dimettersi”. Tuttavia, sul piano istituzionale, gli Stati membri dell’Onu non hanno strumenti per forzare le dimissioni di un relatore prima della scadenza del mandato, fissata per il 2028, salvo un’eventuale risoluzione del Consiglio dei diritti umani ritenuta poco probabile.

Il caso Albanese ha sollevato forti polemiche a livello internazionale. Alcune dichiarazioni della relatrice, tra cui il riferimento a un “nemico comune” dell’umanità in relazione al conflitto a Gaza, erano state interpretate da diversi governi europei come critiche ingiustificate a Israele, accusa che la stessa Albanese ha respinto, affermando che le sue parole erano state fraintese e non dirette contro lo Stato ebraico.

Anche rappresentanti americani, come l’ambasciatore Charles Kushner e il segretario di Stato Marco Rubio, avevano espresso preoccupazione, parlando di “aperto disprezzo” verso Stati Uniti, Israele e Occidente.

Albanese, però, ha ribadito di non avere intenzione di lasciare l’incarico e ha continuato a denunciare le violenze in Cisgiordania e le operazioni militari israeliane a Gaza, che ha definito in più occasioni assimilabili a “atti di genocidio”.