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Domenico, la decisione per cure palliative dopo il trapianto compromesso

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La madre di Domenico sceglie cure palliative per garantire dignità negli ultimi giorni, mentre la procura indaga sugli errori che hanno reso inservibile il cuore donato

Il passaggio alle cure palliative per il bambino di Nola

La vicenda del bambino di Nola, Domenico, entra in una fase di raccoglimento. Dopo oltre due mesi di tentativi diagnostici e di terapie mirate, la famiglia ha concordato con l’equipe dell’ospedale Monaldi il trasferimento alle cure palliative. La decisione segue consulenze nazionali che hanno escluso ulteriori opzioni terapeutiche efficaci.

La madre, Patrizia, ha espresso la volontà di evitare ogni forma di accanimento terapeutico e di garantire al figlio un fine vita il più sereno possibile.

L’equipe continuerà a fornire assistenza medica, psicologica e di supporto alla famiglia nell’ambito delle cure palliative.

La scelta della famiglia e il percorso clinico condiviso

L’equipe continuerà a fornire assistenza medica, psicologica e di supporto alla famiglia nell’ambito delle cure palliative. In una riunione di pianificazione delle cure al Monaldi i medici e il medico legale nominato dalla famiglia, il dottor Luca Scognamiglio, hanno definito il percorso terapeutico condiviso.

Il piano prevede la somministrazione esclusiva di terapie strettamente salvavita e la progressiva sospensione dei trattamenti ritenuti non più utili. Il bambino rimane assistito dall’ECMO, il supporto per la circolazione e la respirazione extracorporea attivato dopo il trapianto del 23 dicembre. I medici sottolineano che, nonostante i parametri critici, il piccolo non manifesta sofferenza, come ha dichiarato il cardiologo del Monaldi, il dottor Antonio Corcione.

I responsabili clinici precisano che la rimozione in questa fase dell’ECMO sarebbe assimilabile all’interruzione del sostegno vitale e perciò è valutata con rigore etico e clinico. L’equipe proseguirà il monitoraggio e gli interventi necessari in accordo con la famiglia e il medico legale, garantendo continuità di cura e supporto.

Accordo sulla terapia palliativa

L’equipe proseguirà il monitoraggio e gli interventi necessari in accordo con la famiglia e il medico legale, garantendo continuità di cura e supporto. L’accordo tra la famiglia e l’ospedale stabilisce un approccio centrato sulla qualità della vita residua del bambino e sulla gestione dei sintomi.

Il protocollo di de-escalation terapeutica esclude interventi invasivi privi di beneficio clinico e privilegia il controllo del dolore e il conforto psicologico offerto dalla madre. In queste ore la comunità locale, compreso il cardinale Mimmo Battaglia, ha espresso vicinanza a Patrizia e ai figli, fornendo supporto emotivo mentre la famiglia prepara i fratelli maggiori al momento dell’addio.

L’inchiesta: come si è arrivati al cuore compromesso

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo che indaga una catena di errori tecnici e organizzativi nella gestione di un cuore donato. Al centro degli accertamenti figurano la conservazione dell’organo e la scelta dei materiali per il trasporto. L’impiego di ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale e l’uso di un contenitore isotermico di vecchia generazione, privo di sensori e allarmi per la temperatura, avrebbero favorito il deterioramento dell’organo destinato al piccolo paziente.

Sei persone, tra medici e infermieri del Monaldi, risultano indagate per ipotesi di lesioni colpose. La Procura non esclude che nei prossimi giorni possano essere iscritti nel registro anche sanitari di Bolzano. Gli accertamenti proseguono per determinare responsabilità tecniche e organizzative e chiarire le fasi del trasporto e della conservazione.

Il viaggio Bolzano-Napoli e le responsabilità tecniche

Gli accertamenti indicano che il cuore espiantato in Alto Adige è stato preparato per il trasferimento la mattina del 23 dicembre. Secondo la ricostruzione, il personale di sala avrebbe integrato il ghiaccio disponibile con ghiaccio secco senza verificare le caratteristiche del materiale. L’équipe partente da Napoli, invece, non avrebbe impiegato i box termici di ultima generazione disponibili nell’ospedale di provenienza.

Al centro delle verifiche resta l’assenza di formazione specifica sull’uso dei nuovi contenitori, elemento ritenuto cruciale per la conservazione degli organi. Gli inquirenti, coordinati dal pm Giuseppe Tittaferrante con il supporto del procuratore aggiunto Antonio Ricci e del procuratore Nicola Gratteri, hanno delegato i Nas per l’acquisizione di documenti e audizioni. Gli esperti del settore confermano che il corretto protocollo di conservazione è determinante per la riuscita dei trapianti; gli approfondimenti proseguiranno per stabilire eventuali responsabilità tecniche e organizzative.

Le fasi operatorie e le domande aperte

Dall’audit interno del Monaldi emergono elementi che integrano gli accertamenti già avviati dopo il trasferimento dell’organo. Gli accertamenti indagano le decisioni prese in sala operatoria e le procedure seguite prima dell’intervento.

Secondo il documento, la scelta di procedere al trapianto sarebbe stata assunta senza una verifica completa dello stato dell’organo in arrivo. Contestualmente, l’asportazione del cuore malato del bambino sarebbe iniziata dopo un presunto via libera comunicato dai colleghi presenti.

Le circostanze hanno spinto la Procura a convocare come testimoni il personale coinvolto nelle fasi critiche dell’operazione. Le audizioni mirano a chiarire se errori di comunicazione o valutazione abbiano influito sull’esito clinico.

Gli inquirenti verificheranno procedure, registrazioni e scambi tra i professionisti per determinare eventuali responsabilità tecniche e organizzative. Ulteriori approfondimenti sono previsti nelle prossime fasi dell’indagine.

Conseguenze cliniche e umane

A seguito degli approfondimenti, dagli atti risulta che il prolungato impiego dell’ECMO (ossigenazione extracorporea) ha provocato danni a organi interni del bambino, riducendo le opzioni terapeutiche disponibili. Sul piano umano, la vicenda pesa profondamente sulla famiglia e sul personale sanitario coinvolto. Il dolore e lo sconcerto si accompagnano alla necessità di stabilire responsabilità e di trarre insegnamenti organizzativi per evitare il ripetersi di casi analoghi. Nel frattempo, il cuore identificato successivamente per Domenico è stato trapiantato con successo in un altro bambino all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, offrendo sollievo a un’altra famiglia.

Silenzio e attenzione sui protocolli

Ora prevalgono il silenzio e il raccoglimento attorno al caso di Domenico. La procura prosegue le indagini tecniche e testimoniali per chiarire le responsabilità. Nel frattempo la priorità dei medici e dei familiari resta tutelare la dignità e il benessere del bambino in queste ore difficili.

La vicenda solleva interrogativi concreti sulla logistica dei trapianti, sulla formazione del personale e sui protocolli di emergenza che le strutture sanitarie devono garantire. Gli esperti del settore sottolineano la necessità di procedure certe per proteggere i pazienti più vulnerabili. Le indagini proseguiranno con accertamenti complementari e audizioni, in attesa degli esiti tecnici.