Il caso della “famiglia nel bosco” torna al centro dell’attenzione dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di sospendere il trasferimento dei tre minori in un’altra struttura. La vicenda, legata alla situazione familiare di Catherine Birmingham e Nathan Trevillon e alla loro precedente scelta di vivere in isolamento in Abruzzo, si sviluppa tra valutazioni giudiziarie, relazioni degli operatori e considerazioni sul benessere dei bambini, attualmente in una struttura a Vasto.
Famiglia nel bosco: contesto del caso e situazione abitativa
Il caso della “famiglia nel bosco” trae origine dalla scelta dei genitori di vivere isolati in un’abitazione nei boschi dell’Abruzzo, priva di alcuni servizi essenziali, circostanza che ha portato all’intervento della magistratura minorile per ragioni legate alla sicurezza, all’istruzione e alla socializzazione dei bambini. Negli ultimi giorni si è registrata una nuova fase di confronto istituzionale, accompagnata da valutazioni tecniche e perizie che hanno sollevato dubbi sull’opportunità di un ulteriore trasferimento immediato, considerato potenzialmente destabilizzante per minori già in una situazione delicata.
Sul piano pratico, rimane invariata la questione dell’alloggio messo a disposizione dal Comune di Palmoli. Come dichiarato dal sindaco Giuseppe Masciulli, Giuseppe Masciulli, all’agenzia di stampa LaPresse: “La casa è disponibile, ma la famiglia non ancora vi si trasferisce”.
Famiglia nel bosco, trasferimento dei figli sospeso. Novità per mamma Catherine
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di sospendere il trasferimento dei tre figli della cosiddetta “famiglia nel bosco” in una nuova casa-famiglia, modificando quanto stabilito in precedenza. Il provvedimento arriva dopo l’analisi delle relazioni inviate dalla struttura che ospita i minori a Vasto, in provincia di Chieti, dalle quali emerge che i bambini sono “ora sereni”, ben inseriti nella routine quotidiana e seguiti in un percorso scolastico regolare. Gli operatori hanno inoltre confermato la disponibilità a continuare l’accoglienza, elemento che ha inciso sulla scelta dei giudici.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio, avviato con il provvedimento dello scorso 6 marzo, che aveva disposto l’allontanamento dei minori dalla madre, Catherine Birmingham, a causa di alcune criticità comportamentali e della mancata collaborazione con i servizi sociali. Dopo circa un mese di separazione, la donna ha potuto incontrare i figli in forma protetta e sotto supervisione degli operatori; da questo primo contatto potrebbe derivare un calendario stabile di visite, così come è previsto un percorso analogo anche per il padre, Nathan Trevillon. Resta comunque aperta la questione dell’eventuale riaffidamento dei minori, che verrà valutata in seguito privilegiando il genitore ritenuto più idoneo.