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Famiglia nel bosco, nuova svolta nella vicenda: "Richiesto il trasferimento"

carabinieri

Famiglia nel bosco, la casa famiglia chiede il trasferimento di mamma e bambini per criticità gestionali e benessere dei minori.

La famiglia nel bosco, diventata oggetto di attenzione mediatica nazionale, entra in una fase delicata: la struttura che accoglie la madre e i tre figli ha formalmente richiesto al Tribunale per i minorenni dell’Aquila di valutare un trasferimento del nucleo familiare in un’altra sede più idonea. La richiesta è stata avanzata nei giorni scorsi attraverso una relazione ufficiale inviata dai responsabili della comunità di accoglienza.

Famiglia nel bosco, cambia tutto? Criticità di gestione nella comunità

Secondo quanto emerge, la motivazione alla base della richiesta di trasferimento riguarda alcune criticità nella gestione quotidiana della famiglia nel contesto della struttura. Gli operatori riferiscono episodi di tensione e comportamenti ritenuti non allineati alle regole interne e ai protocolli previsti dal regolamento della casa famiglia. Queste difficoltà riguarderebbero la convivenza, l’uso degli spazi comuni e il rispetto delle procedure organizzative.

Focus sul benessere dei minori

Un elemento centrale nella richiesta riguarda il benessere dei tre bambini, attualmente ospitati con la madre. Secondo quanto riportato nella relazione della comunità, sarebbero emerse situazioni di disagio che richiederebbero ulteriori approfondimenti e interventi mirati alla tutela dei minori. L’analisi è collegata alla complessità del loro inserimento nell’ambiente protetto e alle dinamiche familiari che si sono sviluppate dopo l’allontanamento dal casolare nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti.

La famiglia nel bosco: sfondo della vicenda

La vicenda della famiglia nel bosco è iniziata quando i servizi sociali e il Tribunale per i minorenni hanno disposto, nel novembre 2025, l’allontanamento dei tre figli da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, che vivevano nei boschi di Palmoli con i figli in un casolare privo di infrastrutture urbane. Il nucleo familiare ha adottato uno stile di vita autosufficiente, lontano dai servizi tradizionali, fino a quando gli assistenti sociali non hanno segnalato potenziali rischi legati all’habitat, alla scolarizzazione dei bambini e alle condizioni di salute.

Posizioni contrastanti su regole e tutela

Le autorità della comunità che ospita la famiglia nel bosco hanno sottolineato difficoltà nel rispetto delle regole interne, tra cui accesso agli spazi comuni e gestione delle attività quotidiane, evidenziando comportamenti ritenuti non conformi ai protocolli. Queste criticità rappresentano, secondo la struttura, un elemento importante per giustificare la richiesta di trasferimento in una struttura più adeguata.

Reazioni della famiglia

Da parte loro, mamma Catherine e il padre Nathan hanno espresso posizioni differenti rispetto alle valutazioni della comunità. Nei mesi scorsi la madre ha pubblicato una lettera in cui descrive il disagio psicologico ed emotivo dei figli dopo l’allontanamento e ha chiesto al Tribunale di consentire il ricongiungimento familiare.

Confronto in sede giudiziaria

La vicenda ha visto inoltre un acceso confronto tra consulenti nominati dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila sulla capacità genitoriale della coppia. La consulente tecnica d’ufficio ha ribadito la fiducia nel lavoro della psicologa incaricata delle valutazioni, nonostante i legali dei genitori avessero sollevato dubbi sulla terzietà dei giudizi espressi e pubblicati sui social.

Con la richiesta di trasferimento ora al centro dell’attenzione, il Tribunale per i minorenni dovrà valutare nel merito la situazione e decidere se accogliere la proposta della casa famiglia. La questione resta fortemente dibattuta, con molte componenti della comunità scientifica e sociale che ribadiscono la necessità di considerare sempre come priorità assoluta il benessere psicofisico dei minori coinvolti.