Milano, 4 nov. (askanews) – La crisi non è soltanto il momento in cui un sistema entra in difficoltà, ma è anche il tempo che si perde prima di riconoscere che qualcosa è cambiato. È uno dei temi al centro del libro “Tre lezioni sul cambiamento” di Giovanni Lo Storto, presentato a Milano nelle sede di Deloitte, che partendo da un ciclo di lezioni tenute dall’antropologo e biologo statunitense Jared Diamond nel 2021 alla Luiss di Roma evidenzia come oggi, tra intelligenza artificiale, cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche e scarsità delle risorse, la sfida per imprese e istituzioni non è più tanto prevedere il futuro, ma essere reattivi alle necessità di cambiamento.”Stiamo vivendo un mondo che definiamo tutti come connaturato di policrisi, e allora forse dotarsi di una strumentazione per capire meglio dove ci si trova e come si può tentare di fronteggiare un momento di difficoltà, sia a livello personale sia di organizzazioni aziendali o di sistemi Paese, è molto prezioso” ha detto Giovanni Lo Storto, coautore del libro e Ceo di Lering.La prima risposta è la prevenzione: individuare le dipendenze critiche, preparare alternative, costruire scenari diversi, che per un’impresa significa sapere quanto dipende da un singolo fornitore, da un mercato, da una fonte energetica o da una tecnologia.”Sicuramente – ha osservato la Ceo di Marcegaglia Holding Emma Marcegaglia – serve una visione strategica, serve una capacità di adattamento, serve una visione larga, però servono anche politiche pubbliche, per esempio sull’innovazione, sulla formazione e un modo di tenere insieme sostenibilità, lotta al cambiamento climatico con la competitività che in alcuni momenti sembrano andate in un modo diverso quindi sì, serve una poltica industriale di lungo periodo, di visione, che supporti le imprese in questo momento non semplice che però rischia di diventare un po’ strutturale”.Una trasformazione che riguarda anche il prodotto industriale, tanto che, ad esempio, un oggetto fisico come il pnumatico può diventare una piattaforma digitale, capace di raccogliere dati.”Tutti questi dati servono anzitutto a migliorare la sicurezza nell’esperienza di guida, quindi sono dati unici di cui il pnumatico dispone perché è l’unico punto di contatto tra l’auto e la strada, fino ad oggi non sono disponibili nel veicolo e noi, grazie al pneumatico intelligente Cyber Tyre li mettiamo a disposizione delle centraline e attraverso nostri algoritmi li trasformiamo in istruzioni di guida” ha raccontato il Ceo di Pirelli Andrea Casaluci.Ma nessuna trasformazione tecnologica può funzionare senza le persone e la loro capacità di imparare dal passato e di avere un pensiore critico.
“Anche di fronte a delle novità straordinarie, delle cose completamente nuove come oggi effettivamente sta accandendo ad esempio con il mondo dell’intellifenza artificiale, fermarsi e guardarsi un attimo alle spalle, da dove veniamo, le esperienze che abbiamo vissuto, le lezioni che abbiamo appreso, è comunque un momento importante per mettere in discussione le decisioni che abbiamo di fronte” ha evidenziato il Ceo di Deloitte Central Mediterranean Fabio Pompei.Uno scenario nel quale la formazione diventa una leva competitiva, a condizione che non si limiti all’apprendimento di competenze tecniche che oggi rischiano di diventare rapidamente obsolete.