Dopo 48 ore di intensi attacchi, Iran e Israele annunciano la sospensione delle ostilità. Intanto Donald Trump si dice fiducioso sul negoziato con Teheran e parla di un accordo possibile entro pochi giorni.
Tregua tra Iran e Israele
Dopo quarantotto ore di pesanti bombardamenti e reciproci attacchi, Iran e Israele hanno annunciato la sospensione delle operazioni militari, scongiurando il rischio di un definitivo fallimento della tregua entrata in vigore l’8 aprile dopo oltre cento giorni di conflitto.
Un ruolo significativo nel raffreddamento delle tensioni è stato attribuito anche all’intervento di Trump, che ha invitato pubblicamente le parti a fermare “immediatamente” le azioni belliche. Teheran è stata la prima a comunicare la conclusione della propria offensiva, definita dalle autorità iraniane una “severa rappresaglia”, pur avvertendo che eventuali nuovi attacchi israeliani provocherebbero una risposta ancora più dura.
Successivamente, anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato l’interruzione delle ostilità, ribadendo tuttavia la volontà di Israele di reagire “con forza” a qualsiasi futura minaccia. Commentando la situazione, Trump ha osservato che Netanyahu “è stato colpito, e ha contrattaccato”, aggiungendo che le due parti hanno infine raggiunto una fase di calma temporanea.
Guerra Iran, tregua tra Teheran e Israele. Trump: “Accordo entro 2-3 giorni”
Mentre proseguono i delicati equilibri geopolitici nella regione del Golfo, gli Stati Uniti mostrano fiducia sulla possibilità di raggiungere un’intesa con l’Iran. Dopo i più recenti sviluppi sul campo, il presidente americano Donald Trump ha espresso ottimismo sull’esito dei negoziati, affermando che gli Usa si trovano “nelle fasi finali di quello che sarà un ottimo accordo“. Secondo il capo della Casa Bianca, l’obiettivo resta impedire a Teheran di dotarsi di armamenti nucleari, sottolineando che la futura intesa sarebbe superiore a quella raggiunta durante l’amministrazione Obama.
Trump ha inoltre lasciato intendere che il negoziato potrebbe concludersi in tempi brevi, ipotizzando un’intesa entro pochi giorni e sostenendo che “lo Stretto di Hormuz riaprirà immediatamente dopo la firma”.
In questo contesto si inserisce anche l’incidente che ha coinvolto un elicottero Apache dell’esercito statunitense, precipitato nei pressi dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito dal presidente americano, i due piloti sono sopravvissuti, mentre le autorità militari stanno ancora accertando le cause dello schianto. Intanto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce oggi per affrontare il tema delle sanzioni nei confronti dell’Iran, in un momento particolarmente delicato per la stabilità dell’area.
