Napoli, 18 set. (askanews) – Un articolo su cinque presenta un tono negativo nei confronti del Mezzogiorno. È uno dei dati più significativi della ricerca “L’informazione (s)corretta: giornalismo e narrazione del Sud tra stereotipi e pregiudizi”, promossa dal Sindacato unitario giornalisti dellaCampania in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II, l’Istituto di Media e Giornalismo dell’Università della Svizzera italiana e l’Osservatorio europeo di giornalismo.”In questa narrazione quotidiana – ha detto Claudio Silvestri, segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana – un articolo su cinque parla in maniera negativa del Mezzogiorno e poi c’è una larga fascia di neutralità dove però i giudizi non mancano.
Ecco, noi pensiamo che da parte di chi racconta ogni giorno il Paese, serva un po’ di responsabilità e questa responsabilità deve andare nella direzione giusta, della narrazione di un territorio che invece fa parte di un complesso che purtroppo ancora stenta a decollare”.Su 278 articoli analizzati nella prima fase della ricerca, relativa al periodo compreso tra il primo febbraio e il 31 agosto 2020, il 21 per cento presenta un tono negativo verso il Mezzogiorno, mentre il 54 per cento è classificato come neutro e il 25 per cento positivo.”Durante il Covid – ha aggiunto Maria Cava, giornalista e Project manager del progetto di ricerca – abbiamo assistito a una contrapposizione forte all’uso di un linguaggio che continuava a proporci stereotipi e pregiudizi.
Potevamo fare dei comunicati stampa come sindacato per denunciare queste situazioni, ma abbiamo voluto indagare il fenomeno ed è emerso che purtroppo noi giornalisti abbiamo una grande responsabilità nel mantenere questi stereotipi, nel riprodurli, non attraverso un pregiudizio eclatante quando scriviamo e raccontiamo, a volte attraverso un linguaggio che viene normalizzato, che sembra neutro, ma neutro non è”.Dall’analisi emerge una narrazione che tende ad associare il Sud a fragilità, arretratezza, inefficienza e dipendenza e il Nord a efficienza, produttività, innovazione e capacità di trainare il Paese.”Di fondo – ha concluso Stefano Bory, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università Federico II di Napoli – si è inconsapevoli, ma allo stesso tempo si agisce riproducendo questa questione.
Questa inconsapevolezza poi all’interno della ricerca naturalmente viene smascherata abbastanza facilmente nel momento in cui il tema viene sollevato e pone tutta una serie di problemi di posizionamento da parte del professionista con naturalmente delle differenze più che che sono connaturate nelle logiche di appartenenza a delle dimensioni territoriali che però non rispondono ad una forma discriminativa”. Uno dei fenomeni individuati è la “naturalizzazione del divario”: le differenze tra Nord e Sud vengono descritte come storiche, geografiche o persino ataviche, rischiando così di trasformare disuguaglianze determinate anche da scelte politiche, istituzionali ed economiche in condizioniapparentemente inevitabili.