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Colpito l'aeroporto di Dubai: italiani tra paura e incertezza negli Emirati

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Missili su Palm Jumeirah, voli sospesi e italiani bloccati: la guerra irrompe nel cuore del lusso degli Emirati.

L’improvvisa escalation tra Iran, Israele e Stati Uniti ha portato il conflitto nel cuore del Golfo, colpendo anche Dubai e la celebre Palm Jumeirah. Con l’aeroporto Dubai colpito e lo spazio aereo chiuso, missili ed esplosioni hanno trasformato un simbolo globale di lusso e turismo in uno scenario di emergenza, tra voli sospesi, civili bloccati e una tensione internazionale sempre più alta.

Il lusso sotto assedio: Dubai e Palm Jumeirah nel mirino

I missili hanno infranto l’illusione di invulnerabilità di Dubai, portando la guerra nel cuore di uno dei simboli mondiali del turismo esclusivo. L’isola artificiale di Palm Jumeirah, celebre per ville, hotel e spiagge da cartolina, si è ritrovata improvvisamente scenario di esplosioni e colonne di fumo. Quello che fino a poche ore prima era considerato un rifugio sicuro per vacanze e affari si è trasformato in un bersaglio della rappresaglia iraniana contro le operazioni militari attribuite a Israele e Stati Uniti.

Le autorità locali hanno confermato un “incidente” in un edificio dell’area, con quattro feriti, mentre diversi filmati diffusi online mostrano l’impatto di quello che appare come un drone o un missile contro una struttura alberghiera. Testimoni hanno parlato di “una densa colonna di fumo nero” e del suono incessante delle ambulanze. Intanto, nel centro di Tel Aviv risuonavano le sirene d’allarme, segno di un conflitto che si estende su più fronti. Il Medio Oriente, ancora una volta, appare sospeso sull’orlo di un’escalation più ampia.

Spazio aereo chiuso e rischio di guerra globale

L’escalation ha avuto ripercussioni immediate sul traffico internazionale. Il Dubai International Airport, tra gli scali più trafficati al mondo per passeggeri internazionali, insieme all’Al Maktoum International, ha sospeso le operazioni. Oltre 500 voli risultano cancellati o in ritardo, con compagnie come Emirates, Etihad Airways, Lufthansa e Qatar Airways costrette a fermare o deviare le rotte. La chiusura dello spazio aereo, unita all’aumento del prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, sta generando perdite ingenti e deviazioni di migliaia di chilometri.

Sul piano militare, le Guardie della Rivoluzione annunciano nuove ondate di missili contro basi statunitensi nel Golfo. A Teheran, i cittadini ricevono sms che invitano a lasciare la capitale “mantenendo la calma”, mentre università e istituzioni restano chiuse. La tensione è tale che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato convocato su richiesta di Cina e Russia. Anche in Italia la presidente del Consiglio ha riunito un vertice straordinario a Palazzo Chigi. “Medio Oriente di nuovo in fiamme”, titola l’L’Osservatore Romano, sottolineando che “il rischio è ora che il conflitto si allarghi”. Una prospettiva che inquieta governi e mercati, mentre il mondo osserva con crescente apprensione l’evolversi della crisi.

Il ministro della difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai

Bloccato a Dubai anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, partito da Roma con un volo civile per raggiungere la famiglia e ora costretto ad attendere la riapertura dello spazio aereo. La sua permanenza forzata ha acceso lo scontro politico interno. Il Movimento 5 Stelle parla di “riprova della marginalità del governo” e sostiene che “la centralità dell’esecutivo a livello internazionale esiste solo nel fantastico mondo fatato di Meloni”. Immediata la replica di Fratelli d’Italia, con il deputato Mauro Malaguti che accusa i pentastellati di strumentalizzare la vicenda invece di augurare “il veloce rientro in Italia in sicurezza”.