Tel Aviv, 21 ott. (askanews) – Le elezioni parlamentari in Israele sono ormai alle porte, e a giocare un ruolo importante in un quadro estremamente frammentato potrebbe essere proprio la minoranza araba israeliana che costituisce circa il 21% della popolazione del Paese. Con la guerra a Gaza e la progressiva occupazione della Cisgiordania da parte di coloni spesso violenti e protetti dal governo di Netanyahu, la tornata elettorale del 27 ottobre viene vissuta come una vera e propria questione esistenziale di vita o di morte.
Molti elettori arabi che in passato boicottavano le urne hanno deciso di votare.”Alla luce degli eventi attuali, esorto ogni giovane e chiunque abbia diritto di voto a recarsi alle urne. Che il loro voto vada a una lista araba o, quantomeno, a una lista di sinistra” dice Said Kabat, 55 anni, che si recherà ai seggi per la prima volta dopo aver sempre boicottato le urne.Il timore principale è che il ritorno al potere di una coalizione di destra estrema possa minacciare la sopravvivenza stessa dei diritti civili e politici degli arabi che vivono in Israele.
Questo supera lo storico scetticismo della comunità araba dovuto alla percezione che il suo voto venga conteggiato ma privato di una reale influenza. E ha portato molti a impegnarsi nella campagna elettorale.”Prima di tutto, questo governo israeliano è il più razzista e fascista che si sia mai visto, e si nutre persino del sangue e del genocidio” dice l’attivista Dana Salameh, che poi spiega: “A lungo termine, hanno un piano per sradicarci da qui, non solo dai centri decisionali.
Hanno un piano per eliminare completamente gli arabi: non li vogliono affatto in questo Stato. Questa è una lotta per la nostra stessa esistenza”.Secondo i sondaggi della vigilia, i partiti arabi potrebbero conquistare tra i 13 e i 15 seggi su 120 alla Knesset. Determinante sarebbe anche l’alta affluenza alle urne della comunità araba che potrebbe condizionare la formazione del prossimo governo e il futuro politico di Benjamin Netanyahu spostando l’ago della bilancia a favore di un blocco anti-Netanyahu guidato dall’ex capo militare Gadi Eisenkot.