È ufficiale: Gennaro Gattuso non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana. L’ex centrocampista ha risolto consensualmente il contratto che lo legava alla FIGC, ponendo fine a un’esperienza durata meno di un anno e conclusa nel peggiore dei modi — con la mancata qualificazione ai Mondiali 2026, terza consecutiva per gli Azzurri.
La sua uscita di scena era nell’aria da giorni. Nelle ultime 48 ore avevano già lasciato i propri incarichi il presidente federale Gabriele Gravina e il capo delegazione Gigi Buffon. Gattuso completa il quadro di un’estate che si preannuncia di profonda rifondazione per il calcio italiano.
Una storia iniziata con grandi promesse
Gattuso aveva preso le redini della Nazionale il 15 giugno 2025, chiamato a raccogliere l’eredità difficile di Luciano Spalletti. L’inizio era stato da sogno: il 5 settembre, all’esordio assoluto sulla panchina azzurra, aveva travolto l’Estonia per 5-0 a Bergamo — il miglior debutto di sempre per un CT italiano.
Il percorso era proseguito in crescendo: vittoria per 3-0 contro Israele, qualificazione ai play-off conquistata con largo anticipo, cinque successi consecutivi che avevano fatto sognare i tifosi. Un avvio che nessun predecessore aveva mai fatto registrare.
Il crollo e la Bosnia
Poi qualcosa si è rotto. La pesante sconfitta interna per 4-1 contro la Norvegia aveva complicato il cammino, costringendo l’Italia a passare dai play-off. In semifinale gli Azzurri avevano superato l’Irlanda del Nord con un netto 2-0, ma il 31 marzo è arrivata la resa dei conti: contro la Bosnia ed Erzegovina a Zenica, l’Italia è uscita sconfitta ai calci di rigore.
Una eliminazione che brucia doppio, perché arriva dopo quelle del 2018 e del 2022 — e triplica una vergogna sportiva senza precedenti nella storia della Nazionale.
Il bilancio finale di Gattuso sulla panchina azzurra recita 6 vittorie, 1 sconfitta e 1 pareggio. Numeri quasi perfetti, vanificati dall’unico appuntamento che contava davvero.
Il patto con Gravina e la decisione finale
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Gattuso era pronto a dimettersi già nella notte di Zenica, subito dopo il fischio finale. Aveva però accettato di attendere su richiesta di Gravina — circostanza confermata anche da Buffon nel suo messaggio d’addio sui social.
Con le dimissioni di Gravina rese ufficiali ieri, ogni ragione per restare è venuta meno. Oggi la decisione definitiva: risoluzione consensuale del contratto e fine dell’avventura azzurra.
Cosa succede adesso
La FIGC si trova ora a dover ricostruire dalle fondamenta: senza presidente, senza capo delegazione e senza commissario tecnico, con le elezioni federali fissate al 22 giugno. La scelta del nuovo CT sarà uno dei primi e più delicati compiti del futuro presidente.
Il calcio italiano riparte — ancora una volta — da zero.