Friedrich Merz, intervenendo alla conferenza di sicurezza di Monaco, ha lanciato una proposta netta: rilanciare il rapporto transatlantico ma anche ripensare i confini dell’autonomia europea in materia di difesa. Ha parlato di una fiducia transatlantica da “riparare” e di una cooperazione con gli Stati Uniti che resta imprescindibile, pur dovendo trovare un nuovo equilibrio che permetta all’Europa di assumersi maggiori responsabilità.
Sul piano pratico, Merz ha annunciato colloqui con la Francia sulla possibilità di sviluppare un deterrente nucleare europeo. L’idea non è di sostituire la NATO, ha precisato, ma di costruire una capacità complementare che renda più credibile la difesa del continente. La proposta ha riaperto il dibattito su dissuasione, condivisione delle capacità e rapporto con l’Alleanza atlantica.
Al cuore della proposta c’è la volontà di rafforzare la capacità di difesa europea attraverso tre direttrici: investimenti militari più consistenti, cooperazione industriale concreta e una deterrenza effettiva. Si tratta di passaggi intrecciati: più risorse e una maggiore specializzazione industriale possono ridurre duplicazioni, migliorare il procurement comune e aumentare l’interoperabilità tra forze nazionali.
Per trasformare queste idee in politica servono scelte chiare nelle capitali: riallocare priorità di spesa, creare strutture di coordinamento politico e definire meccanismi operativi condivisi. Occorre lavorare sia sul rafforzamento delle forze convenzionali sia su incentivi industriali che favoriscano sinergie e catene di approvvigionamento resilienti.
Il nodo del deterrente condiviso solleva questioni complesse: assetti di comando, norme sullo status delle armi, responsabilità collettiva e controlli democratici. A questi si aggiungono questioni legali e tecniche — dalla non proliferazione alle procedure di verifica — e la necessità di un ampio consenso tra Stati membri. Senza un quadro politico e normativo solido, qualsiasi soluzione rischia di rimanere teorica.
Sul fronte transatlantico, Merz chiede agli Stati Uniti un dialogo per ricostruire fiducia: riconoscere le frizioni su commercio e politica estera ma lavorare insieme per affrontare le sfide globali. La sua linea è duplice: mantenere il legame con Washington e, allo stesso tempo, potenziare capacità europee autonome che permettano all’UE di negoziare da una posizione più forte.
I passaggi operativi non sono banali. Gli analisti richiamano l’attenzione su interoperabilità, catene di fornitura, responsabilità legale e standard tecnici da armonizzare. Serviranno negoziati industriali, programmazioni finanziarie condivise e meccanismi di controllo trasparenti per convincere parlamenti e opinione pubblica a sostenere impegni rilevanti.
Un’osservazione finale: così come nel mercato immobiliare la scelta della “location” può fare la differenza per un investimento, anche nella strategia di sicurezza conta la collocazione e l’accesso alle risorse. Una governance condivisa e decisioni coerenti possono ridurre l’incertezza e aumentare l’efficacia delle scelte politiche e operative.
Il messaggio di Merz mescola pragmatismo e ambizione. Se la proposta avrà seguito dipenderà dalle decisioni nelle capitali europee, dai negoziati con partner come la Francia e dagli accordi concreti con l’industria della difesa. Il tema, comunque, è già tornato al centro del dibattito: nelle prossime settimane e mesi si capirà quanto l’Europa voglia davvero trasformare parole e proposte in capacità tangibili.