L’Italia avvia una stretta significativa sulla gestione dei flussi migratori con il nuovo disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento ridefinisce regole su ingresso, trattenimento, protezione e rimpatrio dei migranti, prevedendo misure straordinarie come il blocco navale, requisiti più severi per la protezione complementare e un ampliamento dei casi di espulsione.
L’obiettivo dichiarato è garantire una gestione più rigorosa dei confini e rafforzare la sicurezza nazionale, nel rispetto del Patto europeo su migrazione e asilo.
Ddl migranti: riforma dei flussi migratori e nuove misure di sicurezza
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge destinato a ridefinire in modo organico la gestione dei flussi migratori in Italia, integrando le disposizioni del Patto dell’Unione europea su migrazione e asilo del 14 maggio 2024.
Il provvedimento, composto da 17 articoli, prevede norme immediate e una delega al governo per adeguare l’ordinamento italiano ai regolamenti Ue entro sei mesi. Secondo il comunicato ufficiale, il ddl è volto a “potenziare gli strumenti di contrasto all’immigrazione illegale e a garantire una gestione più rigorosa dei flussi migratori”.
Tra le novità principali figurano la possibilità di vietare temporaneamente l’ingresso nelle acque territoriali italiane in caso di emergenze legate a sicurezza pubblica, terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie o grandi eventi internazionali. L’interdizione può durare inizialmente 30 giorni e prorogarsi fino a sei mesi. Le violazioni comportano sanzioni tra 10.000 e 50.000 euro e, in caso di reiterazione, la confisca dell’imbarcazione, con responsabilità estesa anche a armatori e proprietari.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato: “Ci appelliamo al Parlamento perché approvi in fretta le misure” e ha ribadito che l’intervento mira a garantire sicurezza senza ostacoli ideologici, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato che “i confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Difenderli è un dovere”.
Oltre al blocco navale, il ddl introduce disposizioni più severe per i Centri di permanenza per il rimpatrio: agli stranieri trattenuti è vietato l’uso libero dei telefoni cellulari, che saranno custoditi dal personale e concessi solo nei tempi e modi autorizzati. Le norme rafforzano anche le possibilità di espulsione, estendendo i casi ai reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza, delitti contro la famiglia e la partecipazione a rivolte nei Cpr.
Il provvedimento stabilisce infine requisiti più stringenti per la protezione complementare, subordinata a soggiorno regolare di almeno cinque anni, conoscenza certificata della lingua italiana, disponibilità di un alloggio idoneo e adeguata capacità reddituale. La domanda può essere respinta se lo straniero rappresenta “una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica o per la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia ha sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone”.
Ddl migranti: procedimenti, sanzioni e tutela dei diritti nei centri di trattenimento
Il testo legislativo chiarisce le modalità di trattenimento dei migranti nei centri, in linea con la sentenza della Corte costituzionale n. 96 del 3 luglio 2025, garantendo diritti fondamentali come il diritto all’informazione, alle cure e all’assistenza, e regolamentando l’accesso alle strutture da parte di membri del Governo e del Parlamento. Viene previsto un rafforzamento del modello hotspot e dei procedimenti accelerati alle frontiere secondo le normative europee. Gli stranieri trattenuti non potranno effettuare riprese audio o video senza autorizzazione della prefettura, e le restrizioni sui cellulari mirano a un utilizzo controllato e limitato.
Il ddl stabilisce inoltre procedure più rapide per l’espulsione dei migranti condannati per gravi reati, prevedendo che l’opposizione non sospenda l’esecuzione e che i provvedimenti abbiano priorità rispetto ad altri atti relativi allo stesso detenuto. Viene introdotto anche un “Regolamento Crisi e Forza maggiore” unico nell’ordinamento Ue, che consente deroghe ai regolamenti europei in caso di emergenze che coinvolgano più Stati membri. Il provvedimento abroga alcune norme precedenti come la “Legge Zampa” e riduce l’età minima per lo studio a 14 anni.
Le organizzazioni umanitarie hanno criticato il ddl, con Sea-Watch Italy che parla di “vigliaccheria” e Emergency che denuncia “un’ulteriore stretta e restringimento dello spazio operativo delle ONG”, denunciando i rischi per la tutela dei diritti e della vita dei migranti nel Mediterraneo.
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