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Nuove misure del Tesoro Usa mirano a bloccare i ricavi petroliferi dell'Iran

Nuove misure del Tesoro Usa mirano a bloccare i ricavi petroliferi dell'Iran

Il Dipartimento del Tesoro Usa ha esteso le sanzioni contro la rete di vendita del petrolio iraniano controllata dalle forze armate, designando società e navi coinvolte nel trasporto e nella commercializzazione del greggio per ridurre le risorse destinate alla ricostituzione militare

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato un nuovo pacchetto di misure rivolte a smantellare i canali con cui l’Iran ottiene proventi dalle vendite di petrolio. L’azione, coordinata dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC), si inserisce nella campagna denominata Economic Fury e utilizza l’autorità prevista dall’Executive Order 13224 per colpire le reti che supportano le attività militari iraniane.

Secondo la nota ufficiale, l’obiettivo è impedire che Teheran aumenti le entrate derivanti dal greggio al fine di «ricostituire le forze armate e le capacità militari». Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito che il Dipartimento continuerà a esercitare pressione per privare il regime iraniano delle risorse necessarie a minacciare alleati e partner nella regione.

Chi sono i destinatari delle sanzioni

Tra gli obiettivi principali figura la Sepehr Energy Jahan Nama Pars Company (nota come Sepehr Energy Jahan), identificata come il braccio commerciale per la vendita di petrolio legato allo Stato Maggiore delle forze armate iraniane. A sostegno della designazione, il Tesoro ha indicato una rete di società intermediarie e navi della cosiddetta flotta ombra impiegate per il trasporto del greggio di natura militare.

Società e intermediari coinvolti

Le misure includono la designazione di società con sede a Hong Kong e negli Emirati Arabi Uniti che, secondo l’accusa, hanno agevolato le spedizioni e la commercializzazione del petrolio iraniano. Tra queste figurano la Luan Bird Shipping Service LLC (UAE), che avrebbe noleggiato navi per inviare greggio verso la Cina e versato commissioni a Growth Trading Co., Limited (Hong Kong) per la gestione delle spedizioni su imbarcazioni sanzionate denominate BOREAS, SIRI e OXIS.

Un ruolo analogo viene attribuito a Damai Technology Development Limited (Hong Kong), indicata come noleggiatrice di diverse navi impiegate a partire dalla metà del 2026 per il trasporto di petrolio per conto delle forze armate iraniane, incluso l’IRGC. Growth Trading e Damai sono state designate per aver fornito «assistenza materiale, supporto finanziario, tecnologico o logistico» a Sepehr Energy Jahan.

Come funzionava la rete di esportazione

Le autorità statunitensi hanno descritto un sistema articolato in cui front company erano impiegate non solo per il noleggio delle navi, ma anche come mittenti e destinatari delle partite di petrolio. Tra le società menzionate ci sono Tida Co., Limited e Mehdiyev Trading Co., Limited, entrambe con sede a Hong Kong e accusate di favorire le spedizioni verso porti cinesi come Dongjiakou e Dalian, con carichi multimilionari di valore.

Importazioni e approvvigionamenti esterni

Le indagini hanno inoltre rilevato che la rete iraniana non si limitava all’esportazione: alcune entità sanzionate, come Worth Seen Energy Limited, avrebbero acquistato prodotti petroliferi raffinati all’estero per rifornire il mercato interno iraniano, con consegne caricate negli Emirati Arabi Uniti e trasferite a Bandar Abbas, in Iran.

Effetti giuridici e conseguenze pratiche

Con le designazioni odierne, tutti i beni e gli interessi di proprietà dei soggetti sanzionati presenti negli Stati Uniti o sotto il controllo di persone statunitensi vengono bloccati e segnalati all’OFAC. Le regole prevedono il divieto, salvo licenza, di qualsiasi transazione da parte di soggetti statunitensi che coinvolga beni o servizi riconducibili a persone o entità nella lista dei SDN (Specially Designated Nationals and Blocked Persons List).

Le misure comportano anche il rischio di sanzioni secondarie per istituzioni finanziarie estere che facilitino transazioni significative per conto di soggetti designati. L’OFAC può limitare l’accesso a conti corrispondenti e imporre condizioni severe a banche che operino con chi è implicato in commercio illecito di petrolio iraniano.

Il quadro operativo di Washington

La campagna americana non si limita alle sanzioni finanziarie: il Dipartimento di Stato, tramite il programma Rewards for Justice, offre fino a 15 milioni di dollari per informazioni che permettano di interrompere i meccanismi finanziari dell’IRGC e delle sue ramificazioni. È un approccio che unisce misure economiche, pressione diplomatica e incentivi per raccogliere intelligence.

Il Tesoro ha anche intensificato l’azione contro reti di shadow banking, cripto-assets collegati al regime e infrastrutture logistiche come navi e società che costruiscono la cosiddetta catena di esportazione illecita. Recentemente è stata segnalata, il 27 maggio 2026, la designazione di uno schema iraniano noto come «Persian Gulf Strait Authority», riconducibile all’IRGC, che esigeva pagamenti di passaggio per le navi nel Golfo di Hormuz.

Nel complesso, l’annuncio segna un ulteriore passo della strategia statunitense volta a colpire la fonte primaria di entrate che può essere impiegata per scopi militari. L’intento dichiarato è chiaro: limitare la capacità operativa e finanziaria del regime iraniano intervenendo sulle sue reti commerciali e sui partner che agevolano il commercio di petrolio in violazione delle sanzioni.