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Gli USA riattivano le sanzioni contro Francesca Albanese: annullata la precedente revoca

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Dopo una breve sospensione, gli Usa reinseriscono Francesca Albanese nella lista OFAC, riattivando sanzioni e restrizioni finanziarie.

Il caso di Francesca Albanese si inserisce nel più ampio intreccio tra diritto internazionale, libertà di espressione e politica estera statunitense. La relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi occupati è infatti al centro di un contenzioso che riguarda le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e le sue posizioni critiche sul conflitto israelo-palestinese, con una vicenda che continua a oscillare tra decisioni giudiziarie e interventi dell’amministrazione americana.

Gli USA riattivano le sanzioni contro Francesca Albanese: annullata la precedente revoca

Gli Stati Uniti hanno nuovamente inserito Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, nella lista delle persone soggette a sanzioni economiche. La decisione è stata formalizzata attraverso un aggiornamento pubblicato sul sito del Dipartimento del Tesoro, nella sezione dell’Office of Foreign Assets Control, dove il suo nominativo è ricomparso tra gli “specially designated nationals”.

Questa classificazione comporta restrizioni immediate nei rapporti finanziari internazionali, incluso il blocco di eventuali asset negli Stati Uniti e limitazioni nell’utilizzo dei principali circuiti bancari e delle carte di credito.

Il provvedimento segue una fase di sospensione durata circa due settimane, intervenuta dopo una decisione giudiziaria che aveva temporaneamente bloccato le restrizioni iniziali.

La vicenda ha avuto diversi passaggi: un tribunale del District of Columbia aveva in un primo momento rilevato possibili criticità legate al Primo Emendamento della Costituzione americana, che tutela la libertà di espressione, portando alla revoca temporanea delle sanzioni. Successivamente, però, una Corte d’Appello ha accolto il ricorso dell’amministrazione, sospendendo l’efficacia della sentenza e consentendo il ripristino delle misure restrittive.

Gli USA reintroducono le sanzioni nei confronti di Francesca Albanese: le accuse

Le sanzioni si inseriscono in un quadro di forte tensione diplomatica e politica legata alle posizioni espresse da Albanese sul conflitto israelo-palestinese. Giurista italiana e figura indipendente nominata dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU, negli ultimi anni ha denunciato con forza le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, arrivando a parlare in più occasioni di possibili violazioni del diritto internazionale. Tali prese di posizione hanno generato dure reazioni da parte di Israele e degli Stati Uniti.

Già nel luglio 2025, il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva giustificato il primo pacchetto di sanzioni accusando Albanese di aver “diffuso un antisemitismo sfacciato, espresso sostegno al terrorismo e aperto disprezzo per gli Stati Uniti, Israele e l’Occidente”. Nel contesto delle accuse rientrerebbe anche il suo sostegno a iniziative presso la Corte penale internazionale contro esponenti del governo israeliano, tra cui il premier Benjamin Netanyahu, circostanza che Washington considera contraria ai propri interessi strategici. Le autorità statunitensi hanno inoltre contestato alcune sue dichiarazioni rivolte a aziende americane coinvolte, direttamente o indirettamente, nelle attività militari a Gaza.

Nell’ultimo aggiornamento del Tesoro non sono stati forniti nuovi dettagli operativi rispetto alle precedenti misure, ma restano confermate le principali conseguenze: congelamento di eventuali beni negli Stati Uniti, divieto di operazioni finanziarie con soggetti americani e possibili restrizioni ai viaggi. Albanese, da parte sua, respinge ogni accusa di antisemitismo e continua a sostenere che le sue analisi rientrino nel mandato di monitoraggio sui diritti umani nei territori palestinesi occupati.

Il caso resta quindi aperto e soggetto a ulteriori sviluppi giudiziari, con la possibilità che nuove decisioni dei tribunali federali possano modificare ancora una volta la portata delle sanzioni.