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Famiglia nel bosco, mamma Catherine a Porta a Porta: "Sicuramente rimarremo in Italia"

Famiglia nel bosco catherine

Ospite a Porta a Porta e Cinque Minuti, Catherine Birmingham ripercorre l’allontanamento dei tre figli della famiglia nel bosco.

Il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” è tornato al centro dell’attenzione dopo le recenti ospitate di Catherine Birmingham a Cinque Minuti e soprattutto a Porta a Porta, dove la madre ha raccontato la vicenda della separazione dai figli e le scelte familiari che hanno portato all’attuale contenzioso con le autorità. Le sue dichiarazioni in televisione si intrecciano con gli sviluppi sul progetto di una nuova casa in Abruzzo e con il percorso giudiziario ancora in corso, riportando la vicenda al centro del dibattito pubblico e istituzionale.

Famiglia nel bosco: il racconto di mamma Catherine tra dolore, ricordi e difesa delle scelte familiari

A distanza di tempo dalla separazione dai suoi tre figli, Catherine Birmingham è tornata a parlare pubblicamente in televisione, intervenendo prima a Cinque Minuti e poi a Porta a Porta su Rai 1. Al centro del suo racconto c’è soprattutto l’ultimo incontro con i bambini, descritto con forte partecipazione emotiva: “È stato un buon incontro e vogliono tutti tornare a casa.

Continuano a chiedere quando possono tornare a casa. Non lo sanno e non possiamo dire loro qualcosa che non sappiamo neanche noi. Ed eravamo chiaramente molto felici di incontrarci, di ritrovarci come famiglia. Molto, molto felici di essere tutti insieme“. Un momento definito positivo, ma che non attenua la sofferenza per la separazione, che la donna descrive come “un momento estremamente traumatico per me, non voglio tornare a pensarci“, aggiungendo che i bambini “sicuramente soffrivano“.

Nel corso delle interviste, Birmingham ha respinto l’idea che i figli vivessero isolati, sostenendo invece una quotidianità inserita in una rete di relazioni: “I nostri figli non sono mai stati isolati. Eravamo sempre in una comunità con i vicini, con gli amici, con la famiglia“. Ha inoltre spiegato la scelta dell’istruzione parentale richiamando il metodo Steiner: “Abbiamo scelto di educarli a casa, semplicemente stavano seguendo il programma del sistema Steiner, dove l’apprendimento della lettura e la scrittura avviene dopo“. Sui rapporti con i servizi sociali ha affermato: “La collaborazione richiede le due parti. Noi vorremmo chiedere che i diritti di noi come genitori e i diritti dei bambini siano rispettati“.

Ripercorrendo anche i momenti più critici del 2024, legati al caso di avvelenamento da funghi e all’intervento delle autorità, la donna ha ricordato la forte tensione vissuta al casolare: “Quando con gli operatori sociali a casa sono arrivati anche i carabinieri e minacciavano di prendersi i nostri bambini: qualsiasi madre avrebbe avuto paura e avrebbe tentato di proteggere i propri figli“.

Non sono mancati i riferimenti alla nascita della loro filosofia di vita insieme al marito Nathan Trevallion, conosciuto a Bali: “Quando ci siamo incontrati a Bali eravamo molto allineati… avevamo gli stessi desideri di tornare alla natura e, cosa più importante, rispettare la natura“. La scelta di vivere in Italia viene invece motivata da legami personali e affettivi: “Sono cresciuta con degli italiani a Melbourne… ho sempre voluto tornare in Europa. L’Italia è stata molto buona con noi“.

Famiglia nel bosco, mamma Catherine a Porta a Porta: “I bimbi vogliono tornare a casa”

Nonostante le difficoltà giudiziarie e la vicenda che ha coinvolto la famiglia, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion dichiarano di voler restare stabilmente in Italia e di lavorare per il ricongiungimento con i figli. La madre ha ribadito questa intenzione affermando: “Sicuramente rimarremo in Italia e ci occuperemo dei nostri figli e forniremo loro tutto ciò che va fatto: quindi una vita in armonia, in felicità e nell’amore“.

Parallelamente, la coppia sta realizzando una nuova abitazione nella propria proprietà in Abruzzo, pensata per rispondere alle richieste del Tribunale dei Minori e al loro stile di vita. Il progetto è stato presentato al Comune di Palmoli e prevede una struttura abitativa ecologica e prefabbricata. Secondo quanto spiegato dall’avvocato Simone Pillon, si tratta di “un edificio in linea con le più aggiornate tecnologie green e le normative ecologiche europee“, con tempi di realizzazione stimati in circa sei mesi dall’autorizzazione.

La nuova abitazione sorgerà non lontano dal vecchio casolare della famiglia e punta a rappresentare, nelle intenzioni dei progettisti, una sintesi tra sostenibilità e qualità dell’abitare: “una sintesi tra sostenibilità ambientale, qualità dell’abitare e rispetto del contesto rurale“. In parallelo al progetto edilizio, la famiglia continua a seguire l’iter giudiziario, nella speranza che il nuovo assetto abitativo e organizzativo possa favorire un ricongiungimento con i minori e una stabilizzazione della loro vita in Italia.

 

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