(Adnkronos) –
L’oro si conferma bene rifugio non solo in tempi di guerra ma anche di pace e dovrebbe assestarsi su livelli alti anche con lo stop delle ostilità in Medio Oriente. Stesse previsioni per l’argento, il metallo-rivelazione di questa fase economica: sospinto dalla domanda industriale trarrebbe infatti anche maggiore vantaggio dalla distensione.
Il punto chiave resta comunque la Federal Reserve, mercoledì alla prima riunione sotto il neo governatore Kevin Warsh.
Nel giorno dell’annuncio dell’intesa tra Usa e Iran, l’oro spot è risalito a 4.323,29 dollari l’oncia (+2,5%) dopo aver toccato i minimi degli ultimi tre mesi il 9 giugno scorso a 4.023 dlr; i future hanno raggiunto i 4.332 dollari (+2,3%).
In ascesa e con incrementi più sostenuti per l’argento, la grande ‘sorpresa’ di questa fase economica, a 70,3 dollari (+3,4%). Il tutto accanto ad un calo del petrolio a quota 83 dollari al barile (-5% circa) per le attese di una riapertura dello Stretto di Hormuz e di una normalizzazione dei listini energetici. La spinta rialzista dei metalli preziosi avvalora, secondo gli analisti, l’interesse dei mercati.
“Sul medio periodo il quadro strutturale rimane costruttivo”, commenta con l’Adnkronos Gabriel Debach, market analyst di eToro.
“La Bce ha recentemente riconosciuto che l’oro ha superato i Treasury americani come bene rifugio preferito nelle riserve globali, un cambio di paradigma che trova radici concrete”: dagli acquisiti della banca centrale cinese e di altre economie emergenti al fatto che il debito pubblico statunitense sia sempre più sotto osservazione, tra gli altri, “hanno accelerato un processo di diversificazione silenzioso ma persistente”. In rialzo anche l’argento ma con una distinzione: “Mentre l’oro è guidato soprattutto da fattori monetari e finanziari, l’argento beneficia anche di una forte componente industriale. Una quota significativa della domanda proviene infatti da settori come il fotovoltaico, l’elettronica, i semiconduttori e le infrastrutture elettriche. Per questo motivo, un miglioramento delle prospettive economiche globali in seguito a una stabilizzazione del quadro geopolitico potrebbe favorire l’argento più dell’oro”, sottolinea l’analista.
“L’oro continua a muoversi in una fase di forte sensibilità al quadro macro e geopolitico. La correzione delle ultime settimane non modifica la sua natura di asset rifugio, ma ha confermato come, dopo il forte repricing degli ultimi due anni, il metallo è oggi più esposto a prese di profitto e movimenti tecnici di breve periodo”, commenta con l’Adnkronos Roberta Basili, Southern Europe sales manager di HANetf . “In assenza di nuovi choc, è più probabile una fase di consolidamento su livelli elevati che un’inversione strutturale del trend”, osserva ancora l’analista. L’argento è più volatile “ma conserva fondamentali interessanti”, con le applicazioni industriali continuano a rappresentare il principale elemento distintivo.
“Il fotovoltaico mostra segnali di maggiore efficienza nell’uso di questo metallo prezioso, ma anche data center, intelligenza artificiale, automotive e reti elettriche mantengono una base di domanda strutturale per l’argento. Per questo l’argento può continuare a beneficiare sia della componente monetaria, in caso di tassi reali più favorevoli, sia della domanda industriale legata alla transizione energetica e digitale, pur restando un asset più esposto a oscillazioni brusche”, osserva Basili.
Più prudente l’analisi di Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. “Al momento il mercato sta premiando oro e argento, nonostante la pace tra Stati Uniti e Iran riduca una parte della domanda da bene rifugio. La lettura degli investitori sembra concentrarsi soprattutto sull’effetto positivo della distensione in Medio Oriente: minori tensioni sull’energia, calo dei rischi inflazionistici legati al petrolio e quindi aspettative potenzialmente meno aggressive su un potenziale rialzo dei tassi entro fine anno”, commenta l’esperto con l’Adnkronos. “Il punto chiave resta però la Federal Reserve. Se mercoledì la Fed dovesse mantenere un tono molto falco, con rendimenti reali e dollaro in rialzo, il recupero dei metalli preziosi potrebbe perdere forza. Al contrario, un messaggio meno aggressivo rafforzerebbe l’idea che oro e argento possano beneficiare di uno scenario con meno inflazione energetica e minore pressione sui tassi”, sottolinea.
Dopo l’intervento sui tassi di interesse da parte della Bce giovedì corso al 2,25% e con un’inflazione Usa in salita al 4,2%, i riflettori sono puntati sulle prossime mosse della Federal reserve sotto la guida del neo presidente Kevin Warsh. Esclusi interventi alla prima riunione di mercoledì, Warsh potrebbe intervenire entro fine anno ma anche in questo caso bisognerà vedere se l’intonazione dell’eventuale stretta sarà più o meno aggressiva. (di Luana Cimino)
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