Milano, 17 set. (askanews) – Thaddaeus Ropac nella sede di Milano fino al 14 novembre 2026 presenta Perché più bruci, la mostra dedicata all’artista italiano Leoncillo Leonardi a cura di Lorenzo Fiorucci, Alberto Salvadori e Azalea Seratoni: prima personale presso la galleria e capitolo d’apertura di una trilogia a lui dedicata, l’esposizione segna l’inizio della rappresentanza della Fondazione Leoncillo da parte di Thaddaeus Ropac.
La introduce ad askanews Alberto Salvadori: “Perché più bruci è la mostra che abbiamo creato per far vedere, dimostrare, mettere a conoscenza quarant’anni di lavoro e di produzione di Leoncillo. Il filo rosso che collega tutte le sculture presenti è questa grande e costante profonda riflessione sul corpo. Il corpo che ha un legame forte con la natura; infatti è presente in mostra uno straordinario disegno di tronchi di olivo degli anni Trenta.
Quindi questo radicamento ancestrale delle tradizioni in una cultura secolare che Leoncillo ha reinterpretato, destrutturato e reinventato attraverso l’utilizzo costante di un materiale”. Prosegue Lorenzo Fiorucci: “La terra cotta, soprattutto nella stagione informale, assume questa visualizzazione: diventa una carne sanguinolenta, una carne bruciata, tagliata, martoriata, che in qualche modo esprime il dolore esistenziale di un animo sicuramente inquieto.
ma genialmente creativo”. E conclude Alberto Salvadori: “Uno dei pochissimi se non l’unico artista del Novecento Italiano che ha lavorato esclusivamente con questo mezzo”.Riunendo sculture e opere su carta che abbracciano quattro decenni, la mostra fa emergere la coerenza del percorso dell’artista, riunendo la forza eversiva con cui Leoncillo ridefinì le possibilità espressive dell’argilla, trasformandola in uno dei linguaggi più innovativi della scultura del Novecento. Nel 1939, a Umbertide, Leoncillo avvia con la manifattura Rometti una collaborazione destinata a rivelarsi fondamentale: qui approfondisce gli aspetti tecnici della lavorazione della ceramica, acquisendo una particolare padronanza degli smalti e del colore, ed è in queste fornaci che prendono forma le opere più importanti della sua prima produzione. I Suonatori (1938-39) rappresentano il primo vero atto generativo della ricerca di Leoncillo. Negli anni del dopoguerra Leoncillo sostiene con convinzione l’idea di un’arte socialmente impegnata e aderisce al Fronte Nuovo delle Arti, il raggruppamento di artisti voluto da Giuseppe Marchiori nel 1947. Partigiano nella Resistenza e testimone della Liberazione, fa del corpo un testimone della tragedia della storia e della guerra. In quegli stessi anni il corpo si fa corpo sociale. Iscritto al Partito Comunista e impegnato, Leoncillo sceglie di rappresentare i lavoratori: in Centralinista (1949-51) il soggetto è il corpo di donne lavoratrici che tentano una prima emancipazione. La svolta più profonda della carriera dell’artista matura nella crisi del 1957. Uscito dal Partito Comunista in seguito a un radicale ripensamento, Leoncillo torna alla natura. Il corpo si fa materia e, accanto ai Tagli, alle Mutilazioni e ai San Sebastiano, nascono opere come Al limite della notte del 1958. Amanti antichi (1965) è tra le opere maggiori di Leoncillo. Larga oltre un metro e mezzo, questa composizione orizzontale in terracotta semirefrattaria e smalti dispone due figure intrecciate in un’unica distesa di materia lavorata.Lorenzo Fiorucci introduce infine Colomba del 1952-53: “L’occasione di questa mostra grazie alla Fondazione Leoncillo e grazie alla Galleria Ropac ha reso possibile il recupero e il pieno restauro di questa opera attivando anche quello che era sostanzialmente l’originario meccanismo di sostegno. Questa è l’unica opera di Leoncillo che si conosce che è stata pensata praticamente sospesa. Lui scriverà nel 1954 una lettera a Roberto Longhi in cui racconta proprio di quest’opera dicendo – ho elaborato alla fine della Biennale del ’52 un nuovo pensiero in cui i piani tornano ad essere rotondi e ho visto questa immagine per la prima volta compiuta. È l’immagine di un movimento: questa è una colomba che si sta muovendo, sta conquistando lo spazio e il colore diventa funzionale a questo movimento. Questa opera è veramente un punto di svolta idealmente chiude quella che è la stagione post-cubista e getta il seme per aprire quella che sarà poi la stagione ultimo naturalista in qualche modo informale quindi è veramente un pezzo che non solo è un inedito ma è anche un pezzo chiave nella carriera stessa di Leoncillo”.