I leader dell’Unione europea riuniti ad Alden-Biesen hanno cercato di trasformare intenzioni in fatti concreti: dal mercato unico ancora frammentato si passa a un piano operativo con scadenze precise, responsabilità chiare e risultati attesi già nel 2026, con un orizzonte finale al 2027. La roadmap completa arriverà al prossimo Consiglio europeo del 19-20 marzo.
Al centro del piano c’è la semplificazione normativa. È nata l’idea del cosiddetto “28esimo regime”: un quadro di procedure e requisiti armonizzati per settori strategici, pensato per ridurre oneri amministrativi e le discrepanze tra Stati membri, facilitando così la crescita transnazionale delle imprese. Per rendere l’azione più rapida ed efficace, i leader preferiscono strumenti direttamente applicabili — regolamenti anziché direttive — in modo da evitare il fenomeno del gold‑plating nazionale. Le nuove norme avranno clausole di scadenza per valutarne l’efficacia e saranno accompagnate da un rapporto annuale su costi, benefici e impatti settoriali.
Sul piano pratico servirà un coordinamento stretto tra autorità nazionali ed europee: controlli congiunti, supporto regolatorio e linee guida tecniche che le imprese dovranno integrare nei loro sistemi di compliance. Nei prossimi mesi sono attese la pubblicazione delle specifiche tecniche e il primo report di monitoraggio che misurerà risultati e criticità.
Un’altra priorità emersa al vertice è quella degli investimenti. Senza un flusso più consistente di capitali, l’Europa rischia di perdere terreno. Per questo si spinge per accelerare l’istituzione di una Unione del risparmio e degli investimenti: strumenti che mettano insieme vigilanza, mercato e cartolarizzazione per convogliare i risparmi verso l’economia reale. L’intento è armonizzare le regole prudenziali e introdurre incentivi chiari per mobilitare capitali verso imprese e innovazione. Se il progresso a livello Ue dovesse rallentare, rimane sul tavolo la strada della cooperazione rafforzata tra alcuni Stati come soluzione pratica per avanzare su dossier chiave.
I settori considerati strategici — difesa, spazio, tecnologie pulite, quantistica, intelligenza artificiale e sistemi di pagamento — saranno oggetto di una mappatura delle dipendenze critiche e di interventi mirati per ridurre le vulnerabilità esterne. Per potenziare capacità d’investimento e innovazione si favoriranno aggregazioni industriali e, dove opportuno, la nascita di “campioni europei”. La revisione delle linee guida sulle fusioni, prevista ad aprile, dovrebbe chiarire criteri e limiti per i consolidamenti, mentre sull’uso della cosiddetta preferenza europea nei contratti pubblici si chiede cautela: qualsiasi misura dovrà restare compatibile con il diritto Ue e gli obblighi internazionali, evitando distorsioni e contenziosi.
Alle imprese si raccomanda di rafforzare le procedure di valutazione del rischio e di documentare con cura l’impatto economico di eventuali misure di preferenza. Trasparenza e proporzionalità saranno fondamentali per legittimare interventi mirati e mantenerli sostenibili nel tempo.
Sulla politica energetica il principio guida è chiaro: la transizione verso le rinnovabili resta la soluzione più solida sul lungo termine per aumentare autonomia e stabilizzare i prezzi. Tuttavia, nel breve periodo servono misure pragmatiche, calibrate per Paese e per settore, per attenuare gli effetti sui consumatori e sulle industrie più esposte. L’approccio combina obiettivi di medio-lungo termine con interventi temporanei e mirati per garantire resilienza durante la fase di transizione. Ora resta da vedere come verranno tradotte queste intenzioni in azioni che producano risultati tangibili entro il 2026-2027.