> > Sos Mediterranee: ancora morti nel Mediterraneo, nel 2026 sono almeno 782

Sos Mediterranee: ancora morti nel Mediterraneo, nel 2026 sono almeno 782

Roma, 13 mag. (askanews) – Questa mattina la nave Ocean Viking di Sos Mediterranee ha salvato 56 persone da una imbarcazione in difficoltà in vetroresina bianca nella zona di ricerca e soccorso libica. Quando il nostro team di soccorritori si è avvicinato, uno dei naufraghi non respirava. Il naufrago è stato immediatamente portato a bordo e ha ricevute le prime cure immediate.

Purtroppo, non c’è stato nulla da fare e poco dopo è stato dichiarato il decesso.Gli altri sopravvissuti, riferisce la Ong in una nota, sono attualmente a bordo insieme ai naufraghi salvati il giorno prima (12 maggio) su segnalazione di Alarmphone, la linea telefonica di emergenza autogestita, attiva 24h dal 2014, creata da attivisti per supportare i migranti in difficoltà nel Mar Mediterraneo: 75 persone che erano state in mare per 4 giorni.

Attualmente quindi a bordo della Ocean Viking ci sono 131 persone.I sopravvissuti del secondo salvataggio sono ora a bordo e stanno ricevendo le prime cure. Diversi di loro hanno sofferto di ipotermia. Secondo le testimonianze raccolte dal nostro team a bordo, il naufrago che è deceduto avrebbe subito violenze fisiche in Libia prima della partenza e è rimasto incosciente per ore prima del salvataggio.Un’altra morte nel 2026: l’inizio d’anno più letale mai registrato nel Mediterraneo in un contesto di cooperazione tra gli Stati dell’Europa e la Guardia costiera libica.

Anche considerando che i dati dell’OIM rappresentano, per stessa ammissione dell’organizzazione, una sottostima, il 2026 ha registrato l’inizio d’anno più mortale dal 2017. Tra il 1° gennaio e il 22 aprile 2026, almeno 782 persone risultano morte o disperse lungo la sola rotta del Mediterraneo centrale – un aumento di oltre il 150% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.Oltre ai dati pubblicati e verificati attraverso fonti ufficiali, ONG e media, l’OIM mantiene un database parallelo di incidenti segnalati ma non verificati, esclusi dalle cifre ufficiali. Questo database parallelo contiene attualmente circa 400 casi aggiuntivi per il 2026, la maggior parte dei quali legati al ciclone Harry. Con il cambiamento climatico che intensifica le tempeste nel Mediterraneo, inclusi i cosiddetti “medicanes” (uragani mediterranei), condizioni meteorologiche estreme come quelle osservate all’inizio di quest’anno sono destinate a diventare più frequenti, rendendo attraversamenti già pericolosi su imbarcazioni inadatte alla navigazione ancora più rischiosi.Secondo Sos Mediterranée “queste morti non sono tragici incidenti, ma il risultato prevedibile di scelte politiche deliberate. Il ritiro delle operazioni statali di ricerca e soccorso, l’esternalizzazione delle responsabilità a Libia e Tunisia e l’ostruzione delle attività delle ONG hanno mantenuto il Mediterraneo centrale tra le rotte migratorie più letali al mondo dal 2014”.