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Trump: "Sì a tregua di 2 settimane se Iran riapre Stretto di Hormuz"

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(Adnkronos) - Tregua di 2 settimane tra Iran e Stati Uniti e guerra congelata se l'Iran riapre lo Stretto di Hormuz. Lo annuncia Donald Trump sul social Truth. La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata dal presidente degli Stati Uniti e dal prospettato 'attacco totale' alle centrali...

(Adnkronos) –
Tregua di 2 settimane tra Iran e Stati Uniti e guerra congelata se l’Iran riapre lo Stretto di Hormuz. Lo annuncia Donald Trump sul social Truth. La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata dal presidente degli Stati Uniti e dal prospettato ‘attacco totale’ alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica.

Il countdown si ferma prima delle 2 del mattino italiane dell’8 aprile, il limite fissato da Trump. La fumata bianca, seppur provvisoria, evita almeno per ora un’ulteriore escalation che per ore è apparsa inevitabile.  

 

“Un’intera cività morirà per non tornare mai più”, il messaggio con cui il presidente americano, nel corso della giornata cruciale, accende la miccia con un immediato effetto a catena.

L’Iran interrompe ogni sforzo negoziale, anche se il dialogo non si arena totalmente. “Siamo pronti a tutti gli scenari”, dice il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref. “La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto dei nostri calcoli precisi. Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari. Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence”, afferma mentre si moltiplicano le manifestazioni di sostegno simbolico della popolazione ai ponti e alle infrastrutture energetiche del Paese. 

Le autorità iraniane chiamano a raccolta “giovani, atleti, artisti, studenti e professori universitari”, definiti “patrimonio essenziale” del Paese. La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, definisce le minacce di Trump un “segno di ignoranza”. “Mantenere la pace e la sicurezza dei cittadini è la priorità del governo, e le minacce non turberanno la calma pubblica. La porta del dialogo si apre con il rispetto. Il sentiero stretto delle minacce, della meschinità e dell’umiliazione non è una via d’accesso. inacciare una ‘civiltà’ è, più che altro, un segno di ignoranza verso la storia di una nazione che ha ripetutamente superato le crisi e continua a resistere”, afferma. 

Il muro contro muro è totale. “L’Iran deve sapere che abbiamo strumenti nel nostro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare. Il presidente degli Stati Uniti può decidere di usarli e lo farà se gli iraniani non cambieranno la loro condotta”, dice il vicepresidente americano JD Vance. Nelle sue parole, c’è chi legge un velato riferimento all’ipotesi di impiego di armi nucleari. 

Deve intervenire la Casa Bianca per bocciare l’interpretazione: “Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni”. Il Pakistan, mediatore tra Washington e Teheran nelle ultime settimane, va a caccia del jolly in extremis: “Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà”, l’appello del premier pakistano, Shehbaz Sharif. La proposta al fotofinish produce l’esito auspicato: ultimatum congelato. 

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