(Adnkronos) – “Abbiamo scelto di dedicare le Giornate dell’etica 2026 al tema della guerra perché, purtroppo, ci siamo resi conto di quanto sia un argomento di grande attualità e che riguarda tutti noi: come cittadini, come oncologi, come professionisti sanitari e, più in generale, come comunità”. Così Massimo Di Maio, presidente di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), spiega la scelta di dedicare le Giornate dell’etica al via da oggi a Erice (Trapani) a un tema di grande rilevanza sociale, cioè ‘Guerra, salute globale e oncologia’.
L’iniziativa e promossa da Aiom e Fondazione Aiom.
Le guerre “possono sembrare lontane, ma le loro conseguenze ci coinvolgono tutti – sottolinea Di Maio – Durante i lavori stiamo discutendo proprio di questo: degli effetti delle guerre, che in alcuni casi sono immediati e visibili, mentre in altri si manifestano anche a distanza di molto tempo, con conseguenze negative che possono durare per anni.
E, anche se volessimo pensare che ciò che accade nei Paesi in guerra non ci riguardi direttamente, avremmo comunque il dovere etico e morale di prestare attenzione a queste situazioni. Una società scientifica come Aiom ha il compito di stimolare l’attenzione, il confronto e il dibattito su temi così importanti. È un dovere che nasce dalla nostra responsabilità nei confronti degli altri e della società”.
Il presidente degli oncologi italiani non ha dubbi: “Noi professionisti sanitari sappiamo quanto sia importante prenderci cura degli altri.
Lo facciamo ogni giorno nella nostra attività clinica, ma questa responsabilità può e deve tradursi anche nella capacità di promuovere un confronto scientifico, culturale e sociale su questioni che hanno un impatto così profondo sulla vita delle persone. Stimolare il dibattito significa anche sollecitare le istituzioni a fare qualcosa di concreto per chi sta soffrendo nei Paesi colpiti dalla guerra, come l’Ucraina e la Palestina. Molte persone non stanno affrontando soltanto le conseguenze dirette del conflitto, ma anche problemi di salute che, in una situazione di guerra, non possono essere curati o gestiti adeguatamente. Questo riguarda in modo particolare i pazienti oncologici”.
“La guerra può interrompere i percorsi di diagnosi e cura, rendere difficili gli interventi chirurgici, impedire l’accesso ai farmaci e alle terapie e, in alcuni casi, bloccare persino la possibilità di arrivare a una diagnosi – rimarca Di Maio – La comunità internazionale non può ignorare queste situazioni e non può abbassare l’attenzione su un problema che riguarda la vita e la salute di migliaia di persone. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di contribuire a mantenere alta l’attenzione, innanzitutto in Italia, ma anche a livello internazionale, e di promuovere non solo il dibattito, ma anche un aiuto concreto”.
Secondo l’Aiom, a Gaza “ci sarebbero 5mila cittadini malati oncologici in attesa di un’autorizzazione per uscire dalla Striscia”. Cosa intendono fare concretamente gli oncologi per aiutarli? “Come professionisti e come società scientifica possiamo continuare a sottolineare l’urgenza di intervenire. Nel caso delle malattie oncologiche, infatti, il fattore tempo è fondamentale – avverte Di Maio – Una persona che oggi ha bisogno di una diagnosi o di una terapia, tra 1 mese, 2 mesi o 6 mesi potrebbe trovarsi in una condizione clinica molto diversa. Per questo è particolarmente doloroso pensare ai tanti pazienti che, nelle realtà colpite dalla guerra, sono ancora in attesa di una diagnosi o di una cura. La guerra ha compromesso anche le possibilità diagnostiche e terapeutiche e abbiamo avuto modo di confrontarci direttamente su alcuni casi di persone che hanno chiesto aiuto e che, purtroppo, sono rimaste bloccate in quelle realtà”.
“Ci auguriamo quindi che possa essere garantito un aiuto concreto, indipendentemente dalla prosecuzione o meno dei conflitti, per affrontare almeno alcune di queste situazioni e assicurare un’assistenza sanitaria dignitosa a tutte le persone che ne hanno bisogno. Perché occuparsi della salute degli altri significa anche non voltarsi dall’altra parte di fronte alla sofferenza, ovunque essa si manifesti”, conclude il presidente dell’Aiom.
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