Tra il 14 e il 16 febbraio 2026 sono ripresi i raid a distanza tra Mosca e Kiev, con attacchi che hanno colpito sia obiettivi militari sia impianti energetici lungo la fascia del Mar Nero. Conferme sono arrivate da fonti ucraine e da autorità regionali russe; la serie di incursioni ha riacceso il timore di un’ulteriore escalation e ha messo in luce rischi concreti per la sicurezza civile e la logistica delle forniture.
Cronologia e quadro generale
Le informazioni raccolte finora indicano che gli attacchi hanno interessato più siti costieri, fra installazioni militari e infrastrutture energetiche. Le autorità locali parlano di danni materiali e interruzioni della fornitura elettrica in alcune zone, ma le versioni fornite dalle parti coinvolte non coincidono sul dettaglio delle responsabilità né sull’entità complessiva dei danni. Le verifiche sul campo sono ancora in corso e il quadro rimane fluido: organismi nazionali e osservatori internazionali monitorano la situazione per valutare impatti logistici e potenziali rischi per la popolazione.
Siti colpiti: terminale di Volna e impatti sulle reti
Tra i punti segnalati figura il terminale petrolifero Tamanneftegaz, vicino al villaggio di Volna nella regione di Krasnodar, dove si è sviluppato un incendio. Secondo Kiev, il terminale — impiegato per lo stoccaggio e la movimentazione di prodotti petroliferi nello stretto di Kerch — è stato preso di mira intenzionalmente; fonti russe hanno confermato l’intervento dei vigili del fuoco e parlano di danni a cisterne, depositi e strutture logistiche, senza però fornire numeri precisi su feriti o perdite ambientali. Le squadre di ispezione stanno valutando l’entità dei danni e i possibili rischi per il territorio.
Colpi ai sistemi di difesa e obiettivi militari
Parallelamente, l’intelligence ucraina ha riferito la neutralizzazione di un sistema antiaereo Pantsir-S1 vicino al villaggio di Kacha, in Crimea occupata. Il Pantsir rappresenta una componente rilevante della difesa contro droni e attacchi a lungo raggio; la sua perdita ha valore sia operativo sia simbolico e potrebbe temporaneamente indebolire la copertura antiaerea nella regione. Kiev avrebbe inoltre preso di mira centri di riparazione dell’artiglieria e concentrazioni di personale nelle aree orientali per colpire le linee di rifornimento dell’avversario. Mosca, pur confermando parzialmente alcune perdite, mantiene al momento un profilo comunicativo cauto.
Conseguenze per i civili e danni alle infrastrutture
Gli attacchi hanno provocato ricadute tangibili sulla vita quotidiana: a Kiev si registrano interruzioni di riscaldamento per circa 1.600 edifici, legate a raid sulle reti energetiche, mentre notizie di feriti giungono dalle regioni di Dnipropetrovsk, Sumy e Zaporizhzhia. Anche nella parte russa si segnalano blackout e disservizi in alcune municipalità di confine. Sul fronte politico, l’Ucraina ha annunciato nuovi pacchetti di assistenza energetica e militare concordati con partner europei, mentre a Bruxelles persistono esitazioni sulla tempistica di un’eventuale adesione di Kiev all’Unione europea.
Indagini, aspetti politici e ripercussioni internazionali
Le indagini sulle responsabilità e sulle conseguenze sono già avviate e avranno ricadute anche sul piano diplomatico. In ambito interno è recente l’arresto dell’ex ministro dell’energia, coinvolto in un’indagine per corruzione, episodio che complica il dibattito sulla gestione delle forniture. Sul piano internazionale, i partner europei e atlantici mostrano posizioni non sempre allineate sulle modalità di sostegno a Kiev e sui rapporti con Mosca; eventi esterni, come manifestazioni di solidarietà o cerimonie legate ad alleanze lontane, vengono letti come indicatori delle reti di sostegno e dei costi umani del conflitto.
Prospettive strategiche
Le conferme incrociate sui colpi a risorse materiali e assetti difensivi segnalano una strategia volta a erodere la capacità logistica e protettiva dell’avversario. Nei prossimi giorni saranno cruciali la tenuta delle catene di rifornimento, la capacità di proteggere le infrastrutture civili e il livello di sostegno internazionale. Oltre agli immediati effetti umani e materiali, la persistenza di questi attacchi potrebbe generare conseguenze economiche e sociali durature, rendendo la resilienza delle reti energetiche e la stabilità politica fattori decisivi per l’evoluzione della crisi. Le verifiche sui danni ambientali e le indagini in corso contribuiranno a chiarire l’impatto complessivo dell’ultima ondata di raid.