(Adnkronos) – La Commissione Europea ha deciso di non vietare nell’Ue
le pratiche di “conversione” talora messe in atto nei confronti delle persone omosessuali per ‘curarle’, generalmente condannate dalla comunità scientifica anche perché comportano un alto rischio di suicidio della persona sottoposta a queste cosiddette terapie.
Vengono tuttora messe in atto in diversi Paesi Ue, malgrado l’Onu le consideri pratiche crudeli, disumane e degradanti, equiparabili alla tortura.
L’esecutivo Ue, alla luce di quelli che giudica essere i limiti delle proprie competenze in materia, ha deciso, rispondendo ad una iniziativa dei cittadini europei, di limitarsi ad una raccomandazione ai Paesi membri, nella quale li invita a vietare queste pratiche.
“Le pratiche di conversione – ha detto la commissaria per la Parità Hadja Lahbib – si fondano su una menzogna.
La menzogna secondo cui le persone Lgbtiq+ hanno bisogno di essere ‘corrette’. Che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. Non c’è niente da correggere. Non c’è niente da curare. Non c’è nessuno da cambiare. Non si può torturare una persona per cancellarne l’identità. Non si può legiferare in merito”.
“Eppure – ha continuato – queste pratiche continuano.
Non si tratta di un problema marginale. Una persona Lgbtiq+ su quattro, e quasi la metà delle persone transgender, dichiara di aver subito queste pratiche. La presidente Ursula von der Leyen mi ha affidato una missione personale: combattere le pratiche di conversione. L’ho presa sul serio fin dal primo giorno”.
Nel novembre 2025, ha aggiunto Lahbib, “l’iniziativa popolare per vietare queste pratiche è stata presentata alla Commissione. Abbiamo utilizzato i sei mesi a nostra disposizione per raccogliere dati, valutare attentamente l’iniziativa e preparare la nostra risposta. Oggi stiamo mantenendo la promessa. La Commissione Europea invia un messaggio chiaro e inequivocabile a tutti gli Stati membri dell’Unione”.
Vanno “vietate le pratiche di conversione – ha continuato – subito. Chiediamo agli Stati membri di introdurre un divieto, attraverso una raccomandazione della Commissione (che non è vincolante, ndr). Questo invierebbe un segnale forte, indicando che queste pratiche sono dannose e devono essere illegali. Gli Stati membri hanno un ruolo fondamentale da svolgere, poiché questa questione rientra in gran parte nelle loro responsabilità”.
“Otto Stati membri – ha proseguito – hanno già vietato queste pratiche, dimostrando che è possibile. Stiamo sfruttando questo slancio e invitiamo gli altri a fare altrettanto. Con questa raccomandazione in mano, mi impegnerò personalmente presso i ministri di tutta l’Unione per porre fine a queste pratiche barbare. La nostra raccomandazione proteggerà tutte le persone Lgbtiq+, in particolare le più vulnerabili”.
La raccomandazione, ha continuato la commissaria, “si concentra sulle pratiche di conversione che tentano di modificare o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere di una persona. La sosterremo con azioni concrete: campagne di sensibilizzazione per prevenire gli abusi, un migliore accesso alla giustizia per le vittime e formazione per rafforzare il supporto medico e psicologico”.
Questa raccomandazione, ha aggiunto Lahbib, “sarà sostenuta dal nostro gruppo di esperti sull’uguaglianza Lgbtiq+, che riunisce gli Stati membri e la Commissione. Il nostro primo Forum politico Lgbtiq+ con la società civile si concentrerà su come possiamo combattere insieme le pratiche di conversione”.
“Abbiamo inoltre avviato uno studio specifico, per comprendere appieno la portata e l’impatto di queste pratiche in tutta l’Ue. Perché avevamo bisogno di fatti, non di supposizioni. Di prove, non di intuizioni. Ora abbiamo entrambi. E stiamo agendo di conseguenza”, ha concluso Lahbib.
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