Il progetto noto come Power of Siberia 2 continua a essere al centro delle discussioni internazionali, ma resta sospeso nonostante un memorandum che Gazprom ha definito legalmente vincolante. L’opera, pensata per trasportare gas dal penisola di Yamal verso la Cina attraverso la Mongolia lungo un tracciato di circa 2.600 chilometri, è vista da Mosca come una risposta alla perdita di sbocchi europei dopo l’invasione dell’Ucraina.
A fronte delle turbolenze energetiche globali, e con la recente crisi mediorientale che ha riacceso i timori sulle rotte marittime, la proposta torna a essere spinta nel dibattito pubblico.
Perché Mosca considera il gasdotto imprescindibile
La portata strategica del progetto per la Russia è duplice: da un lato serve a riconnettere volumi di esportazione persi verso l’Europa, dall’altro rappresenta una scommessa sul rafforzamento dei legami con Pechino.
Nel 2026 la Russia ha già fornito alla Cina quasi 40 miliardi di metri cubi tramite la prima linea Power of Siberia e circa 9,8 milioni di tonnellate di LNG, corrispondenti a circa 13,5 bcm. L’entrata in funzione di Power of Siberia 2 aumenterebbe la capacità annuale di circa 50 bcm, portando la quota russa nel mix cinese dal ~10% al ~20% del consumo totale, una variabile rilevante per la strategia d’esportazione russa.
Impatto economico e fiscale per la Russia
Le conseguenze per le casse russe sono già tangibili: le esportazioni verso l’UE sono crollate da 157 bcm prima della guerra a 18 bcm lo scorso anno, con una perdita stimata che ha contribuito a un calo del 7% delle entrate fiscali legate al gas e a una riduzione della produzione complessiva di gas del 3%. Per questo motivo Mosca spinge per consolidare mercati alternativi. Allo stesso tempo, il beneficio per la Cina è economico: il gas russo viene venduto a prezzi mediamente inferiori rispetto ad altre forniture, con valori dello scorso anno attorno ai 249 USD per 1.000 metri cubi, contro quotazioni LNG per la Cina oltre i 400 USD per 1.000 metri cubi.
Ostacoli principali: Pechino, prezzi e contratti
Nonostante il progetto sia considerato strategico da Mosca, la Cina non ha ancora dato il via libera definitivo. Nel piano quinquennale 2026-2030 approvato in marzo Pechino ha chiesto di avanzare i lavori preparatori per la rotta centrale, ma questo non equivale a un consenso formale. Le obiezioni pratiche riguardano soprattutto il prezzo del gas e la durata degli impegni contrattuali: fonti cinesi propongono tariffe allineate a quelle interne russe, mentre Mosca preferirebbe condizioni simili alla prima Power of Siberia.
Valutazioni degli analisti
Gli esperti osservano che il contesto internazionale e le fluttuazioni del mercato energetico possono rendere il progetto più appetibile sul piano politico, ma difficilmente ribalteranno gli equilibri negoziali di base. Secondo ricercatori come Michal Meidan (Oxford Institute for Energy Studies) il recente caos alle rotte marittime evidenzia il ruolo dei corridoi terrestri come elemento di sicurezza dell’approvvigionamento, pur sottolineando che Power of Siberia 2 difficilmente entrerà in funzione prima del 2030 a causa di dettagli tecnici ancora aperti.
Tempistiche, alternative e prospettive
Il calendario operativo resta incerto ma ci sono stime: istituti come S&P Global ritengono plausibile un avvio verso la fine del 2031. Nel frattempo la Cina non resta ferma: sempre durante la visita di Lavrov a Pechino, il vicepresidente cinese Ding Xuexiang ha firmato accordi per rafforzare la cooperazione gasiera con il Turkmenistan, confermando una strategia che include più fornitori e corridoi, come la linea D del corridoio centro-asiatico. Gli analisti sottolineano inoltre che la Cina ha storicamente limitato la quota delle forniture via gasdotto a non più del 25% del mix, per ridurre la dipendenza da un singolo fornitore.
Conclusioni: opportunità reali ma persiste la leva cinese
In sintesi, Power of Siberia 2 rappresenta un’opportunità strategica per entrambe le parti: per la Russia un modo per riorientare le export, per la Cina una sorgente più economica e meno vulnerabile alle fluttuazioni marittime. Tuttavia, il rapporto di forza negoziale resta a favore di Pechino: con alternative sul tavolo e una politica di diversificazione, la Cina mantiene margine per ottenere condizioni di prezzo favorevoli, e molti osservatori ritengono che il contratto finale sarà probabilmente meno redditizio per Gazprom rispetto alla prima Power of Siberia.