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Arresto a San Pietroburgo: vice presidente di Gazprom Neft indagato per tangenti

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Un manager di Gazprom Neft è stato fermato a San Pietroburgo con l'accusa di avere accettato tangenti per favorire appalti: affiorano dettagli su beni ricevuti e su possibili complici

A San Pietroburgo è stato arrestato un dirigente di vertice di Gazprom Neft, sospettato di aver intascato tangenti in cambio di appalti e favori a imprese fornitrici. Secondo le autorità, l’uomo, che lavorava nella divisione investimenti del gruppo, avrebbe ricevuto pagamenti e vantaggi materiali per assicurare commesse e agevolazioni commerciali a società esterne.

I magistrati parlano di somme non dichiarate e di scambi di valore finalizzati a ottenere contratti e “protezione” per alcuni fornitori selezionati. L’operazione fa parte di un’indagine più ampia avviata per accertare responsabilità penali e possibili complicità interne: le verifiche continuano, ma al momento le autorità hanno condiviso pochi dettagli operativi e l’azienda non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.

Come sono emersi i sospetti
Secondo gli investigatori, i sospetti sono emersi da accertamenti che hanno messo in luce rapporti economici tra il dirigente e imprenditori del settore edile. In anni recenti — periodo non precisato negli atti resi pubblici — il dirigente avrebbe ricevuto, tra gli altri benefici, una barca e un appartamento nel resort del Mar Nero a Sochi. Il valore complessivo dei beni è stato stimato intorno a 30 milioni di rubli (circa 388.000 dollari), secondo le stesse fonti.

Le autorità sostengono che questi vantaggi sarebbero stati concessi in cambio di favori nelle procedure di gara e di assistenza amministrativa nelle commesse gestite da Gazprom Invest. Esperti contabili citati dagli inquirenti ricordano che nel mercato immobiliare la scelta della location può diventare, di fatto, una forma di retribuzione illecita.

Le indagini procedono con accertamenti patrimoniali e verifiche sulle gare coinvolte: gli inquirenti stanno analizzando documentazione contrattuale, certificati di lavoro e ogni riscontro utile a ricostruire il meccanismo delle presunte tangenti.

Le accuse specifiche
Gli atti parlano di pagamenti ripetuti e non giustificati provenienti da dirigenti di imprese edili, e di documentazione che documenterebbe la ricezione di beni e servizi in cambio dell’accettazione di lavori. Alcuni cantieri risulterebbero certificati come completati pur essendo — secondo gli investigatori — parziali o addirittura fittizi. Per questo motivo l’inchiesta viene inquadrata con ipotesi di concussione e di corruzione aziendale. Nonostante il quadro indiziario, restano aperti ulteriori approfondimenti e non si escludono nuovi provvedimenti.

Chi è il dirigente
Il sospetto è stato identificato come Anton Dzhalyabov, vice presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom Neft con responsabilità nell’area esplorazione e produzione. Ha guidato in passato una filiale di Gazprom Invest a Nadym, nel distretto autonomo del Jamalo-Nenec, zona centrale per progetti energetici su larga scala. Le cronache locali segnalano una carriera pluridecennale all’interno del gruppo, con ruoli operativi e di gestione.

Trasferimento e misura cautelare
Dopo l’arresto a San Pietroburgo, il dirigente è stato trasferito a Mosca per gli atti istruttori: la procura intende chiedere la custodia cautelare in carcere. Secondo la normativa applicabile, misure di questo tipo vengono adottate quando emergono elementi che potrebbero ostacolare l’indagine o compromettere le prove; il trasferimento è stato motivato anche dalla necessità di assicurare la continuità delle attività investigative.

Coinvolgimento di terze società
Nell’ambito dell’indagine risultano iscritti nel registro degli indagati due dirigenti di imprese edili, ritenuti responsabili dell’offerta di tangenti per ottenere approvazioni e certificazioni. Le contestazioni parlano di denaro e beni offerti per far risultare commesse come completate, nonché della falsificazione di firme su documenti di accettazione usati per certificare lavori irregolari.

Implicazioni per la governance
La scoperta di firme e certificati falsificati ha riacceso dubbi sulla solidità dei controlli interni nei grandi gruppi energetici. Gli inquirenti e gli analisti osservano carenze nella verifica delle prestazioni e nella segregazione dei compiti: elementi che, se confermati, facilitano pratiche corruttive. Tra le misure suggerite dagli esperti figurano rafforzamento dei processi di compliance, controlli documentali indipendenti, audit forensi sui cantieri e revisioni delle procedure di selezione dei fornitori.

I magistrati parlano di somme non dichiarate e di scambi di valore finalizzati a ottenere contratti e “protezione” per alcuni fornitori selezionati. L’operazione fa parte di un’indagine più ampia avviata per accertare responsabilità penali e possibili complicità interne: le verifiche continuano, ma al momento le autorità hanno condiviso pochi dettagli operativi e l’azienda non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.0

I magistrati parlano di somme non dichiarate e di scambi di valore finalizzati a ottenere contratti e “protezione” per alcuni fornitori selezionati. L’operazione fa parte di un’indagine più ampia avviata per accertare responsabilità penali e possibili complicità interne: le verifiche continuano, ma al momento le autorità hanno condiviso pochi dettagli operativi e l’azienda non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.1

I magistrati parlano di somme non dichiarate e di scambi di valore finalizzati a ottenere contratti e “protezione” per alcuni fornitori selezionati. L’operazione fa parte di un’indagine più ampia avviata per accertare responsabilità penali e possibili complicità interne: le verifiche continuano, ma al momento le autorità hanno condiviso pochi dettagli operativi e l’azienda non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.2