La missione Artemis II si è conclusa con il rientro dell’equipaggio e l’ammaraggio della capsula Orion nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste della California, a sud-ovest di San Diego. Dopo un viaggio complessivo di circa 694.481 miglia, i quattro astronauti sono stati recuperati: l’uscita dalla capsula è avvenuta con un fuori programma a bordo di gommoni, un’immagine che ha segnato la fine di una missione ricca di momenti storici.
Il volo, durato circa 10 giorni, ha incluso il sorvolo del lato nascosto della Luna, la perdita temporanea di contatti radio e l’osservazione diretta di fenomeni mai visti da esseri umani nello spazio profondo. L’equipaggio—Reid Wiseman, Christina Koch, Victor Glover e Jeremy Hansen—ha inoltre stabilito un nuovo record di distanza dalla Terra.
Il sorvolo del lato nascosto
La sequenza di avvicinamento e sorvolo si è sviluppata nella notte tra il 6 e il 7 aprile 2026: la navicella è entrata nella sfera di influenza lunare e ha sfruttato la gravità del nostro satellite per modificare la traiettoria verso la Terra. La fase principale del flyby è iniziata intorno alle 20:45 ora italiana e si è protratta fino alle 3:20 del mattino successivo, con il momento di minima distanza dalla superficie lunare raggiunto alle 1:00 circa, a circa 6.545 km dalla Luna. In quel frangente la capsula viaggiava a velocità dell’ordine di 98.000 km/h rispetto alla Terra e circa 5.050 km/h rispetto alla Luna.
L’interruzione delle comunicazioni
Durante il passaggio dietro il lembo lunare si è verificata una interruzione delle comunicazioni di circa 40 minuti (tra le 00:44 e l’1:24 ora italiana), un fenomeno atteso e dovuto al blocco delle onde radio da parte del corpo lunare. In quella finestra di silenzio l’equipaggio ha potuto osservare fenomeni come l’Earthrise, ovvero la ricomparsa della Terra sopra il bordo lunare, e altre manifestazioni celesti che hanno offerto opportunità visive uniche.
Eclissi, immagini e prime scoperte
Nel corso del sorvolo gli astronauti hanno assistito a un’ eclissi solare totale visibile dalla navicella, un evento della durata di circa 53 minuti osservabile dalla loro posizione orbitale ma non dalla Terra. Questo ha permesso di studiare la corona solare e di effettuare osservazioni a campo ampio sulla superficie lunare. La missione ha prodotto una serie di fotografie inedite del lato nascosto, documentando regioni che non erano mai state viste direttamente dall’occhio umano.
Zone osservate e nomi proposti
Tra gli obiettivi fotografati e studiati figurano il Mare Orientale e il cratere Hertzsprung, due strutture geologiche di grande interesse per comprendere l’evoluzione della superficie lunare. Durante il flyby gli astronauti hanno anche suggerito nomi per due crateri scoperti visivamente: Integrity, in onore della capsula Orion, e Carroll, proposto in memoria di Carroll Taylor Wiseman. Le proposte saranno ora valutate dalla International Astronomical Union (IAU).
Record di distanza e implicazioni per il futuro
Alle 1:02 ora italiana l’equipaggio ha toccato il nuovo primato umano di distanza dalla Terra: 406.771 km, superando il precedente limite stabilito dalla missione Apollo 13 nel 1970 (circa 400.171 km). Questo traguardo è simbolico oltre che tecnico: conferma la capacità di condurre operazioni con equipaggio nello spazio profondo e fornisce dati preziosi sui sistemi di supporto vitale e sulla navigazione in traiettorie lunari.
Dati utili per Artemis IV e oltre
La mole di informazioni raccolte—dalle immagini ad ampio campo alle misure sugli scudi termici—sarà fondamentale per le missioni successive del programma Artemis, in particolare per Artemis IV, prevista non prima del 2028. Una volta recuperata la capsula, la NASA effettuerà test sui sistemi di supporto, sulla protezione termica e sull’affidabilità delle comunicazioni nello spazio profondo per consolidare procedure e tecnologie.
Il ritorno sulla Terra e le considerazioni operative
Grazie all’assistenza gravitazionale della Luna, Orion ha imboccato una traiettoria di ritorno verso la Terra senza grandi manovre propulsive aggiuntive. Il rientro atmosferico e l’ammaraggio rappresentano sempre i momenti più critici: nell’operazione di recupero a seguito dell’ammaraggio nel Pacifico le squadre hanno proceduto secondo protocollo per mettere in sicurezza l’equipaggio e la navicella. Le esperienze accumulate in questa missione aiuteranno a migliorare la continuità delle comunicazioni, anche in vista di reti come Moonlight dell’ESA, pensate per coprire le zone d’ombra intorno alla Luna.