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Camminare a ritmo sostenuto riduce il rischio di aritmie cardiache

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Ricerca su larga scala trova che il ritmo di camminata influisce sul rischio di aritmie: più minuti a passo veloce corrispondono a un rischio inferiore

UK Biobank fornisce evidenze su scala nazionale che collegano la camminata alla salute cardiaca. Lo studio confronta non soltanto la quantità di attività, ma anche la velocità del passo, mostrando associazioni significative con le malattie del ritmo cardiaco. I dati mostrano un trend chiaro: diversa intensità di cammino corrisponde a rischi differenti di aritmie.

La coorte comprende 420.925 partecipanti, di cui 81.956 hanno fornito dati dettagliati sui minuti trascorsi a differenti andature. Il monitoraggio a lungo termine ha permesso di osservare l’insorgenza di aritmie in una porzione rilevante del campione e di indagare possibili meccanismi fisiopatologici alla base di queste relazioni.

Parametri di velocità e distribuzione del campione

Lo studio ha classificato la velocità di cammino in tre categorie per rendere confrontabili i comportamenti. I ricercatori definiscono ritmo lento sotto i 5 km/h, passo normale tra 5 e 6 km/h e camminata veloce a partire da circa 6,5 km/h. Nel campione analizzato il 6,5% rientrava nella categoria lento, il 53% nel normale e il 41% nel gruppo a ritmo sostenuto. I dati mostrano una prevalenza significativa di passo normale, con una porzione rilevante di partecipanti che camminano a ritmo sostenuto.

Caratteristiche demografiche

I partecipanti con camminata più veloce erano maggiormente di sesso maschile e provenivano da contesti sociali meno svantaggiati. Inoltre mostravano abitudini di vita più salutari, come maggiore attività fisica e minore prevalenza di fumo. Il campione presenta limiti di rappresentatività: l’età media è intorno ai 55 anni, il 55% dei partecipanti è di sesso femminile e il 97% è di origine caucasica. Queste caratteristiche riducono la generalizzabilità dei risultati ad altre fasce di età e gruppi etnici.

Rischi di aritmie e benefici del passo sostenuto

Alla luce delle limitazioni di campionamento indicate in precedenza, lo studio conferma tuttavia un effetto associativo netto tra ritmo di cammino e rischio aritmico. Durante il periodo di osservazione, 36.574 partecipanti (circa il 9% del campione) hanno sviluppato aritmie cardiache. Dopo aggiustamento per età, sesso, indice di massa corporea e fattori di stile di vita, il passo medio e quello veloce sono risultati associati a riduzioni del rischio rispetto al passo lento: rispettivamente -35% e -43% nella probabilità di manifestare anomalie del ritmo.

Fibrillazione atriale e minuti a passo veloce

I dati mostrano un trend chiaro: le velocità maggiori di camminata si associano a un minor rischio di fibrillazione atriale. Fibrillazione atriale è la forma di aritmia più frequente nella popolazione adulta e si correla a un aumento di eventi tromboembolici e ospedalizzazioni. Nel campione, non è emerso un effetto protettivo del tempo totale passato a camminare lentamente. Al contrario, l’aumento dei minuti dedicati a una camminata rapida è associato a una riduzione del rischio del 27%.

Dal punto di vista strategico, questi risultati indicano che migliorare l’intensità del cammino può essere più rilevante del semplice aumento della durata. Restano necessari studi su coorti più diverse per verificare la trasferibilità dei risultati ad altre fasce di età e gruppi etnici.

Possibili meccanismi e limiti dello studio

Gli autori ipotizzano che il legame tra ritmo di camminata e aritmie sia mediato da fattori metabolici e infiammatori. In pratica, il passo sostenuto può ridurre obesità, glicemia e pressione arteriosa. Questi effetti fisiologici potrebbero attenuare processi infiammatori associati a una maggiore vulnerabilità alle aritmie.

Lo studio è osservazionale, Alcuni dati clinici sono stati auto-segnalati dai partecipanti, con possibile bias di misurazione. La composizione demografica poco diversificata limita la trasferibilità dei risultati ad altre fasce di età e gruppi etnici. Rimane il rischio di confondimento residuo non controllato dalle analisi. Studi randomizzati controllati e analisi longitudinali su coorti rappresentative sono necessari per confermare la relazione e valutarne l’entità in popolazioni diverse.

Implicazioni pratiche

A partire dai limiti già menzionati, i risultati indicano che la prevenzione delle aritmie richiede attenzione non solo alla quantità di attività quotidiana, ma anche alla qualità del movimento. Studi osservazionali suggeriscono che incrementi graduali dei minuti di cammino a ritmo più elevato si associano a riduzioni del rischio rilevabili nelle analisi epidemiologiche.

La professoressa Jill Pell dell’Università di Glasgow sottolinea il ruolo dei fattori metabolici e infiammatori. Il miglioramento di tali parametri, favorito da camminate a ritmo più elevato, rappresenta una via plausibile per la diminuzione del rischio di aritmie.

Dal punto di vista operativo, la velocità del passo va considerata nei programmi di prevenzione cardiovascolare e negli interventi di promozione della salute. Restano necessarie analisi controllate e studi longitudinali su coorti diverse per quantificare l’effetto e definire soglie di riferimento applicabili a livello clinico e di popolazione.