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Come Mosca utilizza droni madre e FPV per colpire obiettivi civili

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Una panoramica sull'uso dei Geran-2 come piattaforme per droni FPV, le conseguenze per i civili e il ruolo delle interruzioni di comunicazione come Starlink

Uso dei droni nel teatro ucraino

Negli ultimi anni il teatro ucraino ha visto una trasformazione nell’impiego dei sistemi senza pilota, con un ricorso crescente a droni FPV e a piattaforme maggiori in grado di trasmettere controllo e comunicazione. In questo contesto operativo si è diffuso l’uso del Geran-2 come drone madre, progettato per trasportare e rilasciare unità più piccole, definite «figli», impiegate in ruoli di ricognizione o in attacchi a impatto diretto.

La scelta di questa soluzione è stata in parte dettata dalla perdita di accesso a terminali satellitari e dall’incapacità di aggirare le contromisure elettroniche avversarie, con l’obiettivo di mantenere capacità offensive e di intelligence sul campo.

Osservatori e organizzazioni internazionali hanno documentato attacchi che colpiscono infrastrutture e civili, sollevando preoccupazioni per la sicurezza della popolazione. I resoconti descrivono operazioni sistematiche definite da alcuni testimoni come un vero e proprio safari umano, con implicazioni gravi sul piano umanitario e giuridico. I dati real-world evidenziano la necessità di comprendere tecnica, logistica e motivazione dietro queste tattiche per valutare responsabilità e prevenzione. L’analisi serve altresì a progettare possibili contromisure elettroniche e operative e a orientare risposte legali e umanitarie coordinate.

La tecnologia e il ruolo del Geran-2

Nel contesto operativo attuale, le formazioni aeree impiegano il Geran-2 non solo come vettore d’arma ma anche come nodo di rete. In assenza di collegamenti satellitari affidabili come Starlink, queste piattaforme fungono da ripetitori di segnale per i velivoli più piccoli. Il sistema prevede che un drone maggiore trasporti un drone FPV che, avvicinandosi al bersaglio, si separa e continua l’ingaggio sotto controllo diretto dell’operatore. Tale tecnica consente attacchi a maggiore profondità nel territorio avversario rispetto a quanto sia possibile con droni leggeri a autonomia limitata. I dati di intelligence aperta e le analisi tecniche mostrano come questa integrazione renda più sofisticate le catene di comando e controllo, con implicazioni per le contromisure elettroniche e operative già in studio.

Vantaggi operativi e limiti

Le formazioni aeree sfruttano il Geran per estendere la portata delle operazioni e superare barriere elettroniche già note. Questa capacità aumenta la flessibilità tattica e semplifica l’integrazione con nodi di comando e controllo esistenti. I dati real-world evidenziano che l’impiego come nodo di rete consente di distribuire informazioni con minore dipendenza dalle infrastrutture terrestri.

Tuttavia, l’uso richiede una catena logistica robusta e pratiche di navigazione avanzate, entrambe vulnerabili a contromisure mirate. I modelli economici, come il Gerbera, offrono un’alternativa a basso costo ma presentano limiti di carico e autonomia. La scelta tra piattaforme pesanti e leggere implica un compromesso tra efficacia, costo e resilienza alle misure di disturbo, con impatti diretti sulle modalità di impiego e sulla sostenibilità operativa.

FPV: precisione apparente e danno reale

Il dibattito sull’uso dei droni con visuale in prima persona (FPV) riguarda la presunta capacità della tecnologia di migliorare la selezione dei bersagli. I sostenitori evidenziano che il feed video in tempo reale può agevolare l’identificazione di obiettivi. Tuttavia, la tecnologia non opera in vuoto operativo: decisioni umane, regole d’ingaggio e qualità dell’intelligence influenzano l’esito delle missioni.

Le analisi di attacchi condotti con piattaforme FPV mostrano una frequente implicazione di infrastrutture e popolazione civile, con conseguenze rilevanti sul rispetto del diritto internazionale umanitario. Gli studi e le analisi operative mostrano che la sola disponibilità di immagini non garantisce la discriminazione degli obiettivi. Per questo motivo, esperti e osservatori sottolineano la necessità di integrare la tecnologia con procedure di controllo, addestramento specifico e sistemi di verifica dei target.

Si attende una maggiore disponibilità di dati operativi e normative che definiscano standard di impiego per ridurre i danni collaterali.

Perché si parla di “safari umano”

In questo contesto il termine “safari umano” definisce attacchi che sembrano volti a infliggere danno alla popolazione civile, costringere spostamenti e distruggere servizi essenziali. Le indagini di osservatori internazionali e istituti di analisi segnalano che i droni con visuale in prima persona (FPV) sono impiegati contro obiettivi non militari con frequenza maggiore da parte delle forze russe rispetto a quelle ucraine.

I dati real-world evidenziano un pattern che ha motivato inchieste delle Nazioni Unite, valutate alla luce di possibili crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In assenza di dati operativi più completi, le autorità internazionali continuano a esaminare prove e testimonianze per determinare responsabilità e proporre standard di impiego volti a ridurre i danni collaterali.

Contesto strategico e conseguenze sul campo

Le indagini sulle operazioni armate proseguono mentre le autorità esaminano prove e testimonianze per attribuire responsabilità e proporre regole d’impiego volte a ridurre i danni collaterali. La continuità investigativa rappresenta il collegamento diretto con le valutazioni strategiche e tattiche in corso.

Interruzioni o limitazioni nei servizi di comunicazione satellitare hanno condizionato l’impiego dei sistemi senza pilota. Restrizioni nell’accesso a Starlink hanno ridotto la capacità di alcuni reparti di comandare e coordinare asset a distanza.

Queste condizioni hanno creato finestre temporanee sfruttabili da forze avversarie. In più casi gli avversari hanno avanzato più rapidamente nella cosiddetta zona grigia, approfittando di banchi di copertura aerea e lacune nelle capacità di ricognizione. I dati real-world evidenziano come tali vulnerabilità possano tradursi in vantaggi tattici immediati.

Dal punto di vista operativo, la combinazione di interruzioni satellitari e contromisure elettroniche ha amplificato il valore delle capacità autonome locali. Per questo motivo le forze stanno rivedendo procedure di resilienza, interoperabilità delle reti e protocolli di fallback per mantenere la continuità operativa e limitare rischi per la popolazione civile.

La trasformazione tecnologica del campo di battaglia richiede risposte articolate e coordinate. Le autorità devono rafforzare la protezione delle infrastrutture civili e sostenere indagini indipendenti sulle tattiche che provocano danni alla popolazione. Dal punto di vista operativo, è essenziale potenziare la resilienza delle reti, garantire interoperabilità tra sistemi e definire protocolli di fallback per mantenere la continuità dei servizi. Gli interventi tecnici vanno accompagnati da scelte normative e di impiego che tengano conto del conto umano e delle conseguenze politiche. I prossimi sviluppi attesi riguardano un maggiore coordinamento internazionale e l’implementazione di meccanismi di monitoraggio indipendenti per valutare l’impatto delle nuove tecnologie sul diritto internazionale umanitario.