> > Diesel russo per gli USA: il vero profitto per le compagnie di Putin

Diesel russo per gli USA: il vero profitto per le compagnie di Putin

Diesel russo per gli USA: il vero profitto per le compagnie di Putin

Un accordo diesel che promette sollievo ai camionisti ma riempie le casse delle imprese russe

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che la Russia inizierà a fornire diesel al mercato americano e globale “immediatamente”. L’annuncio, avvenuto nella prima settimana di ottobre, arriva in un momento in cui il prezzo del carburante negli USA ha raggiunto i $6.179 per gallone segnando un incremento di quasi il 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La proposta prevede 300.000 tonnellate di diesel al momento, ulteriori 500.000 tonnellate a novembre e, successivamente, un milione di tonnellate al mese.

Dettagli dell’accordo e l’impennata dei prezzi negli Stati Uniti

Il contesto è caratterizzato da una grave carenza di diesel a livello globale: le esportazioni mondiali nei primi nove mesi del 2026 sono scese a 172,2 milioni di tonnellate un calo del 10% rispetto all’anno precedente.

Tale diminuzione è dovuta alla riduzione della produzione di molte raffinerie, anche a seguito della guerra in Iran, iniziata a fine febbraio. La pressione sui mercati è riflessa nella percezione degli elettori: un sondaggio di Silver Bulletin registra che il 73% degli intervistati critica la gestione di Trump sul costo della vita a poche settimane dalle elezioni di medio termine.

Il ruolo del mercato globale nei prezzi americani

Nonostante gli USA producano circa il 25% in più di diesel rispetto al loro consumo interno, il prezzo interno è strettamente legato ai cicli internazionali. Quando altri paesi sono disposti a pagare di più per il carburante, la domanda globale spinge verso l’alto anche i prezzi domestici.

Capacità russa ed esportazioni “grigie” di diesel

La Russia rimane un net exporter di diesel, con una produzione che supera di gran lunga il fabbisogno interno. Nonostante gli attacchi con droni delle forze ucraine alle raffinerie, la produzione di diesel è rimasta superiore al consumo domestico di un fattore due, mentre la differenza per la benzina è intorno al 15-20%. I dati di Reuters mostrano che le spedizioni di settembre ammontavano a circa 427.000 tonnellate molto meno rispetto ai 3 milioni mensili registrati prima dell’intensificarsi delle ostilità. Secondo la società Kpler, le esportazioni di settembre sarebbero state di 584.000 tonnellate mentre l’analista Sergei Vakulenko, ex Gazprom Neft, contava almeno 1,6 milioni di tonnellate trasportate via mare tra luglio e settembre, nonostante il divieto di esportazione imposto dal governo russo a luglio.

Le spedizioni di settembre: dati contrastanti

Le cifre divergentI riflettono la presenza di esportazioni “grigie” verso la Asia centrale e la Mongolia paesi esenti dal divieto. Vakulenko sostiene che Mosca abbia tollerato queste operazioni perché mancava lo spazio di stoccaggio necessario a trattenere il surplus. Dopo l’accordo con Trump, la Russia ha parzialmente revocato il divieto il 10 ottobre consentendo di rendere legali le esportazioni già in corso. L’analista Tatiana Mitrova ha osservato che i volumi richiesti da Trump sarebbero comunque finiti sul mercato globale senza sforzi aggiuntivi.

Analisi degli esperti: limiti concreti dell’accordo

Le quantità annunciate da Trump, seppur concrete, rappresentano una frazione ridotta del consumo globale. 500.000 tonnellate corrispondono a circa il 4% del consumo mensile statunitense e a 0,4% del consumo mondiale, coprendo solo 13% del deficit globale stimato in 4 milioni di tonnellate. Vakulenko avverte che, «le volume in discussione sono troppo piccoli per influenzare notevolmente i prezzi globali, specialmente prima delle elezioni di medio termine». Inoltre, la logistica via Baltico e Mar Nero resta vulnerabile agli attacchi con droni ucraine, limitando ulteriormente la capacità di Moscova di espandere le esportazioni.

Kirill Rodionov, analista basato a Mosca, aggiunge che le imprese energetiche russe trarranno il maggior beneficio, poiché potranno esportare ufficialmente più diesel a prezzi più elevati. Tale dinamica non si tradurrà in un calo significativo dei prezzi americani, ma fornirà al governo di Trump una narrativa di “vittoria diplomatica” in vista delle elezioni.

La reale efficacia dipenderà dalla capacità di Mosca di superare le restrizioni logistiche e dagli sviluppi del conflitto in Ucraina.

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