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Summit UE di Bruxelles: bilancio 2027 e fondo per Kiev in sospeso

Summit UE di Bruxelles: bilancio 2027 e fondo per Kiev in sospeso

Il vertice di Bruxelles lascia in sospeso il bilancio dell’UE e il pacchetto di 70 miliardi per l’Ucraina, alimentando un clima di incertezza.

Il Consiglio europeo si è riunito a Bruxelles il 15 e 16 ottobre 2026 per affrontare alcune delle più delicate sfide del blocco: la definizione di un bilancio pluriennale da quasi 2 trilioni di euro e il finanziamento delle necessità ucraine dopo il secondo anno di guerra. Nonostante la tensione e la pressione di capitoli di stato, le discussioni non hanno portato a decisioni definitive, ma hanno spostato i punti critici a incontri successivi programmati per novembre e dicembre.

Decisioni chiave rimandate al prossimo dicembre

Al termine della seduta, i leader hanno concordato di posticipare la votazione sul bilancio a lungo termine e sul pacchetto di sostegno all’Ucraina a una sessione di dicembre. Questa scelta è stata influenzata da elezioni imminenti in Spagna e in Francia, che hanno indurito le posizioni nazionali. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha sottolineato che la questione deve essere affrontata con urgenza, ma ha anche riconosciuto la necessità di ulteriori proposte concrete dalla Commissione.

Nessun documento è stato firmato, lasciando in sospeso una hole di bilancio di 70 miliardi per l’anno prossimo.

Le richieste di Kiev e la questione dei beni russi congelati

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, presente a Bruxelles, ha lanciato un appello: «La guerra costerà €155 miliardi il prossimo anno; abbiamo bisogno di almeno €70 miliardi in più per difesa, armi e resilienza».

L’Ucraina, inoltre, ha indicato un budget hole di 70 milliardi per il 2027. Le proposte di utilizzo dei circa €300 miliardi di asset russi congelati sono state nuovamente sollevate, ma i Paesi che si sono opposti l’anno precedente – Belgio, Francia e Italia – hanno mantenuto la loro linea. Il Primo ministro svedese Ulf Kristersson ha dichiarato: «Niente è cambiato; il denaro non è perso, ma rimane inutilizzato». Parallelamente, i diplomatici hanno riferito che la Commissione sta esplorando finanziamenti alternativi: prestiti con paesi non-UE, fondi ancora inattivi e un possibile prestito congiunto UE-Ucraina che aumenterebbe i €90 miliardi già approvati lo scorso anno.

Proposte di finanziamento alternative

Due ambasciatori hanno segnalato l’intenzione di avviare un nuovo pacchetto di prestiti con partner internazionali, oltre a valutare la mobilitazione di riserve di emergenza dell’Unione. L’obiettivo è colmare il gap di €70 miliardi senza ricorrere ai beni russi, almeno nel breve periodo. Tuttavia, le discussioni sono state caratterizzate da una forte frustrazione: i leader hanno riferito di aver dedicato poco tempo a formulare un piano definitivo per il 2027.

Stallo sul bilancio pluriennale e le tensioni tra Francia e Germania

Il dibattito sul bilancio ha visto contrapporsi due blocchi: la “frugal camp” guidata dalla Germania, favorevole a una spesa più contenuta, e il gruppo “Friends of Cohesion”, che spinge per un enveloppe più ampia. Il presidente francese Emmanuel Macron, prossimo a lasciare la carica, ha avvertito che perderà il mandato politico se non si raggiunge un accordo entro la fine dell’anno. Nonostante gli sforzi, nessuna delle parti è riuscita a trovare un terreno comune; la proposta di misura è rimasta ferma. Macron ha concluso il summit ribadendo che un fallimento sarebbe «danno per la democrazia europea».

Parallelamente, il vertice ha ospitato discussioni su regole climatiche e migrazione. Un tentativo guidato dal Primo ministro polacco Donald Tusk di modificare il ETS2 è stato respinto da una maggioranza di paesi favorevoli allo schema attuale. Sul tema migratorio, Danimarca, Italia e Polonia hanno spinto per un legame tra migrazione irregolare e criminalità, una proposta che ha ricevuto il supporto di circa 10 stati, tra cui l’Ungheria, e ha messo in difficoltà la politica di regolarizzazione di migliaia di immigrati avviata dal Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha promesso un quadro di risposta d’emergenza entro la fine dell’anno per gestire eventuali flussi migratori improvvisi, citando le recenti tensioni all’enclave spagnola di Ceuta. Nonostante le divergenze, tutti i leader hanno confermato la volontà di continuare i negoziati nelle prossime riunioni a Dublino e a Bruxelles, sperando di superare le attuali impasse.

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