La scarsità di medicinali nelle farmacie statali di Cuba è diventata un fatto quotidiano che mette a rischio la vita di molte persone. Nonostante un sistema sanitario storicamente riconosciuto per la sua copertura universale, oggi gli scaffali restano vuoti e pazienti, familiari e operatori cercano soluzioni alternative. In questo contesto emerge il fenomeno del mercato nero, un canale informale che integra la distribuzione di farmaci ma introduce costi e rischi significativi. La situazione mostra come la carenza di beni essenziali abbia trasformato pratiche di cura in questioni di sopravvivenza.
L’impatto pratico di questa mancanza è evidente nelle storie personali: infermieri, farmacisti e cittadini comuni riferiscono difficoltà estreme nel reperire anche farmaci di base. Per comprendere il fenomeno abbiamo documentato una transazione in un appartamento a L’Avana che funge da farmacia di contrabbando. Lì si vendono confezioni e blister, talvolta perfino singole pillole, a prezzi che molte famiglie non possono permettersi. Lo stesso personale sanitario, pur lavorando nelle strutture pubbliche, è spesso costretto a rivolgersi a canali privati per procurare terapie salvavita ai propri cari.
Il mercato nero e le storie quotidiane
Tra i racconti raccolti, spicca quello di un infermiere che, pur impiegato in ospedale, si rivolge regolarmente ai venditori informali per ottenere i farmaci necessari al fratello gravemente disabile. Questa dinamica mette in evidenza la contraddizione tra la presenza di professionisti sanitari e la mancanza di forniture. Nel palazzo dove si vende una crema al cortisone, gli scaffali sono ricolmi di prodotti provenienti da canali non ufficiali; secondo alcune testimonianze molte forniture arrivano dalla Russia. Il ricorso al mercato parallelo non è solo un atto illegale, ma spesso l’unica alternativa per assicurare una terapia al domicilio.
Un acquisto documentato
La mediazione si svolge in un appartamento al primo piano: la venditrice apre una porta con sbarre, mostra il prodotto e conclude la vendita accettando differenti valute, tra cui euro, dollari o pesos. Un esempio concreto: una crema al cortisone da 15 g proposta a 1.500 pesos cubani, equivalente a circa 3 dollari, mentre lo stipendio mensile medio di un infermiere può aggirarsi intorno agli 11.000 pesos, cioè circa 20 dollari. Questa sproporzione rende evidente quanto il prezzo dei farmaci sul mercato informale pesi sulle economie domestiche e alimenti ulteriormente l’accesso diseguale alle cure.
Il sistema sanitario sotto pressione
Più in generale, gli osservatori internazionali descrivono un sistema sanitario in crisi. Le cause sono molteplici: l’inasprimento delle misure economiche, l’impatto della pandemia e, a partire da gennaio 2026, il blocco delle forniture energetiche legato alla crisi venezuelana. Questi fattori hanno ridotto l’accesso a tecnologie, reagenti e dispositivi medici. La ricerca biotecnologica nazionale, che in passato ha garantito una certa autonomia produttiva di vaccini e farmaci, affronta oggi difficoltà operative che mettono a rischio la sovranità sanitaria del Paese e la continuità delle cure più complesse.
Dati e conseguenze cliniche
Secondo analisi pubblicate, la sopravvivenza nei tumori pediatrici è diminuita, passando dall’80% al 65% a causa della carenza di farmaci di prima linea. Attualmente decine di migliaia di persone sono in attesa di interventi chirurgici: circa 96.000 pazienti, di cui 11.000 bambini, con la possibilità che la lista d’attesa raggiunga 160.000 entro la fine del 2026 se la situazione non migliora. Inoltre, più di 300 interventi pediatrici settimanali risultano compromessi dalla mancanza di anestetici, ossigeno e materiali di consumo, una realtà che impone misure urgenti sia a livello nazionale che internazionale.
Aiuti, appelli e possibili risposte
In questo scenario arrivano aiuti umanitari che alleviano temporaneamente le carenze: gruppi come l’European Convoy to Cuba hanno consegnato pacchi contenenti farmaci a ospedali, suscitando gratitudine tra i farmacisti locali. Una farmacista pediatrica ha raccontato la commozione nel ricevere forniture che consentiranno di curare bambini fino a quando le scorte non saranno esaurite. Al contempo, organizzazioni e medici internazionali hanno lanciato appelli per ottenere corridoi umanitari, sospendere misure che ostacolano l’accesso alle cure e mobilitare farmaci salvavita in modo coordinato.
Le richieste ribadiscono la necessità di separare la politica dalla salute: si chiede la creazione di canali sicuri per la distribuzione di medicinali e materiali medici, il supporto logistico agli ospedali per garantire energia e ossigeno e il riconoscimento che le sanzioni economiche non debbano compromettere il diritto universale alla cura. Inoltre, è essenziale sostenere gli operatori sanitari locali con formazione, aggiornamento e collegamenti professionali internazionali per preservare competenze e servizi in condizioni estreme.
Prospettive e conclusione
Il ricorso al mercato nero non risolve la radice del problema: se da un lato assicura accesso immediato a persone in difficoltà, dall’altro crea nuove iniquità e rischi sanitari. Soluzioni sostenibili richiedono interventi multilaterali che affrontino il problema delle forniture, garantiscano energia agli ospedali e proteggano la filiera della ricerca e produzione pubblica. La comunità internazionale, la comunità medica e le istituzioni devono coordinarsi per evitare che ogni giorno di silenzio si traduca in vite perse. In ultima analisi, proteggere la salute a Cuba significa riaffermare il principio che l’accesso ai farmaci è un diritto, non un privilegio.