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Dal rifiuto dell’esilio all’attacco Usa: il punto di rottura tra Trump e Maduro

Maduro Trump

Rifiutato l’esilio in Turchia proposto da Trump, Maduro chiude al dialogo e Washington passa all’azione: il retroscena del New York Times.

Gli Stati Uniti hanno messo in atto un’operazione mirata in Venezuela, arrestando il presidente Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores dopo che Maduro aveva rifiutato l’offerta di esilio in Turchia avanzata da Donald Trump. L’azione, condotta tra il 2 e il 3 gennaio con il supporto della Marina statunitense, segna una svolta nella crisi venezuelana.

L’operazione americana e la nuova leadership in Venezuela

Gli Stati Uniti stanno intensificando il dialogo con la vicepresidente Delcy Rodriguez, considerata potenziale successore di Maduro. La 56enne, scrive il New York Times, “impressiona i funzionari di Trump con la sua gestione dell’industria petrolifera cruciale del Venezuela”. Alcuni intermediari convincono l’amministrazione americana che Rodriguez “proteggerà e sosterrà i futuri investimenti energetici statunitensi nel Paese”.

Trump, nella conferenza del 3 gennaio a Mar-a-Lago, ha annunciato che gli Usa guidano temporaneamente il Venezuela collaborando con un gruppo per garantire la transizione, senza citare nomi ma con chiari riferimenti a Rodriguez: “Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui”, ha affermato un funzionario.

“Ha rifiutato l’esilio”. Il retroscena su Maduro prima dell’attacco Usa ordinato da Trump

A fine dicembre, Donald Trump avrebbe proposto a Nicolas Maduro un esilio in Turchia come possibile via d’uscita dalla crisi venezuelana. Il presidente del Venezuela, secondo fonti statunitensi e locali, avrebbe respinto l’offerta “con rabbia”, rifiutando ogni trattativa. “Gli ho detto che doveva arrendersi, doveva cedere. Non ho voluto trattare. Ho detto ‘No, dobbiamo agire’”, dichiara Trump, riassumendo gli ultimi contatti con il leader di Caracas, come riportato dal New York Times.

Nel frattempo, il generale Dan Caine, capo di stato maggiore americano, avrebbe confermato che l’operazione per rimuovere Maduro era pronta già a Natale, ma gli Stati Uniti avrebbero deciso di attendere. Maduro ha avuto quindi tempo per evitare l’escalation.