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Garlasco, l'ex pm Mario Venditti rompe il silenzio: "Contro di me attacchi mai visti per uno scarabocchio"

pm mario venditti

A Quarta Repubblica, Mario Venditti rompe il silenzio: respinge le accuse e critica la giustizia dopo le indagini sul caso Garlasco.

L’intervento televisivo dell’ex pm Mario Venditti a Quarta Repubblica riaccende l’attenzione sull’inchiesta che lo vede indagato per corruzione giudiziaria nell’ambito delle vicende collegate al delitto di Chiara Poggi. Tra accuse respinte, critiche al metodo investigativo e un chiaro sostegno alla separazione delle carriere, l’ex magistrato traccia una linea di difesa netta, intrecciando la propria posizione personale al più ampio dibattito sulla riforma della giustizia.

L’ex pm Mario Venditti si dice “tradito”

Nel corso della trasmissione Quarta Repubblica, condotta da Nicola Porro su Rete 4, l’ex procuratore Mario Venditti ha affrontato pubblicamente le accuse che lo coinvolgono nell’inchiesta collegata al delitto di Chiara Poggi. L’ex pm ha espresso un sentimento di forte delusione verso l’istituzione alla quale ha dedicato oltre quattro decenni della propria vita: «Dopo che sono stato un uomo della Giustizia per oltre 40 anni mi sento tradito dalla giustizia e non mi aspetto più nulla di buono».

Secondo la sua ricostruzione, l’indagine nei suoi confronti avrebbe assunto toni eccessivamente mediatici, alimentati da un appunto manoscritto – da lui liquidato come uno “scarabocchio” – contenente la frase “Venditti gip archivia per 20-30 euro ecc”. Solo in un secondo momento, ha spiegato, l’autore del foglio avrebbe chiarito che si trattava di un preventivo per spese legali consegnato in contanti a tre avvocati. Da qui la sua reazione: «Erano soldi che servivano per corrompermi? Nessuno mi ha corrotto. Ma io sono il mostro da sbattere in prima pagina, per dare valore all’indagine, perché un procuratore corrotto fa notizia».

L’ex pm Mario Venditti: Referendum e diritto alla difesa

L’ex magistrato ha collegato la propria vicenda personale al tema della riforma della giustizia e, in particolare, alla separazione delle carriere. Rivendicando gli strumenti previsti dal codice di procedura penale per chi è sottoposto a indagine, ha dichiarato: «E io per difendermi cosa devo fare? […] E allora le carriere devono essere separate. Io voterò sì al referendum».

Venditti sostiene che, in assenza di iniziative investigative a suo favore, sia legittimo ricorrere alle indagini difensive tramite il proprio legale. A suo avviso, un pubblico ministero che si limiti esclusivamente a sostenere l’accusa senza un approccio equilibrato non garantirebbe quella imparzialità che dovrebbe caratterizzare il ruolo. La sua posizione sul referendum nasce dunque anche dall’esperienza diretta maturata in questa fase giudiziaria.

L’ex pm Mario Venditti: perquisizioni, intercettazioni e il “Sistema Pavia”

Ripercorrendo la perquisizione nella sua abitazione, l’ex procuratore ha parlato di una esposizione pubblica sproporzionata: «Io non sono soltanto un indagato, io sono il mostro in prima pagina». Ha raccontato di aver saputo dell’operazione dai telegiornali mentre gli uomini della Guardia di Finanza stavano ancora entrando nel cortile. Sui sequestri dei dispositivi elettronici ha precisato: «Io mi sono opposto ai sequestri perché è un mio diritto e non perché ho qualcosa da nascondere».

Il suo difensore, l’avvocato Aiello, ha definito l’iniziativa giudiziaria «Un’aggressione a mio avviso senza pari», spiegando di aver sconsigliato la consegna immediata delle password in mancanza, a suo dire, di adeguati riscontri preliminari.

Interrogato sul “ragionevole dubbio”, Venditti ha ribadito la convinzione di aver operato correttamente: «Rifarei esattamente quello che ho fatto. Non ci sono elementi nuovi». Ha descritto un quadro caratterizzato da consulenze tecniche contrastanti: «Alla fine, gira e rigira, è come il gioco dell’oca, si torna sempre al punto di partenza».

Quanto alle presunte irregolarità nelle intercettazioni, ha chiarito che l’attenzione investigativa era concentrata esclusivamente sugli aspetti utili a chiarire l’omicidio: «Era un’indagine di omicidio, a me interessavano soltanto le conversazioni da cui si potessero trarre elementi per chiarire l’omicidio di Chiara Poggi».

Infine, sul cosiddetto “Sistema Pavia” e sulle contestazioni legate all’acquisto di autovetture, Venditti ha ricordato di aver ottenuto una decisione favorevole dal Riesame e di aver effettuato pagamenti tracciabili per le vetture contestate. «Questo è un falso di cui mi renderanno conto», ha concluso, ribadendo la propria estraneità a qualunque ipotesi di irregolarità.