Il gruppo H&M ha avviato una profonda riorganizzazione globale che combina chiusure di negozi, tagli ai costi e un maggiore investimento sul digitale. La strategia, dettata dal calo dei ricavi e dalla forte concorrenza nel settore della fast fashion, ha impatti anche in Italia, dove sono previste dismissioni e ristrutturazioni di punti vendita.
H&M chiude 160 negozi: ristrutturazione globale e accelerazione verso il digitale
Il gruppo svedese H&M avrebbe avviato un profondo processo di riorganizzazione che prevederebbe la chiusura di circa 160 punti vendita entro il 2026, una decisione che coinvolgerebbe diversi mercati europei, Italia compresa. La strategia aziendale punterebbe a ridimensionare la presenza nei negozi fisici, soprattutto nei Paesi ormai maturi dal punto di vista commerciale, e a rafforzare in modo deciso le piattaforme di vendita online, affiancandole a store di grandi dimensioni collocati nelle aree considerate più redditizie.
Come riportato da Qui Finanza, nel primo trimestre del 2026 il gruppo avrebbe registrato ricavi pari a 49,6 miliardi di corone svedesi (circa 4,6 miliardi di euro), in diminuzione del 10%, mentre l’utile operativo avrebbe mostrato un incremento del 26% raggiungendo 1,512 miliardi di corone (circa 140 milioni di euro). Nonostante il miglioramento della redditività, la reazione dei mercati è stata negativa: il titolo avrebbe perso circa l’8% alla Borsa di Stoccolma, complice una prospettiva considerata poco brillante dagli analisti.
Alla base di questo riassetto ci sarebbe una revisione strutturale del modello di business, spinta anche dalla pressione competitiva del settore. Da un lato la cinese Shein domina il segmento low cost con un sistema produttivo rapido e completamente digitale, dall’altro Zara mantiene una posizione più solida grazie a un posizionamento percepito come più qualitativo pur restando accessibile. In questo scenario polarizzato, H&M si trova in una posizione intermedia che ha reso necessaria una ridefinizione delle proprie priorità operative.
A complicare il quadro contribuirebbero inoltre le difficoltà della supply chain, tra aumento dei costi delle materie prime, interruzioni logistiche e accumulo di stock invenduti, fattori che avrebbero spinto il gruppo a ricorrere a politiche promozionali aggressive, riducendo i margini. Anche le scelte ambientali inciderebbero sul bilancio complessivo: l’azienda avrebbe dichiarato una riduzione delle emissioni del 34,6% rispetto al 2019, segnalando però come la transizione verso modelli più sostenibili comporti costi rilevanti.
H&M accelera la trasformazione digitale: chiusura di 160 negozi e effetti in Italia
Il piano di ridimensionamento avrebbe effetti diretti anche sul territorio italiano. La prima chiusura confermata riguarda lo store di Roma Tuscolana, previsto per il 10 maggio 2026, con conseguenze occupazionali per 17 lavoratori a tempo indeterminato. Parallelamente, il gruppo avrebbe confermato una serie di interventi di rinnovamento su altri punti vendita, tra cui Bari e Conegliano (Treviso): nel primo caso i lavori richiederanno un intervento più strutturale e prolungato, mentre per il negozio veneto è previsto un periodo di ristrutturazione più breve.
Il confronto con le organizzazioni sindacali resta aperto, in particolare con Filcams, Fisascat e Uiltucs, che esprimono preoccupazione per la tenuta occupazionale e per le condizioni contrattuali. Tra i temi al centro del dialogo c’è anche il premio di risultato, con copertura garantita fino a marzo 2026, per il quale i sindacati chiedono un nuovo accordo di lungo periodo sfruttando le agevolazioni fiscali disponibili. Nel corso degli incontri presso Confcommercio è inoltre emerso che nel 2025 il lavoro a chiamata ha rappresentato il 16% dell’intera forza lavoro, un dato che continua a generare tensioni e richieste di maggiore stabilizzazione.
Nel quadro della riorganizzazione complessiva, sempre stando alle indiscrezioni di Qui Finanza, H&M starebbe valutando anche interventi su altri marchi del gruppo, come la possibile chiusura dell’atelier parigino di & Other Stories, con il trasferimento delle attività creative a Stoccolma e la conseguente perdita di circa 30 posti di lavoro, in gran parte altamente specializzati.
Il processo di trasformazione, dunque, non riguarderebbe soltanto la rete commerciale, ma coinvolgerebbe anche l’organizzazione interna e le funzioni creative, segnando un cambiamento profondo nella struttura del gruppo.