La presenza sul terreno della presidente del Consiglio, Giorgia meloni, ha assunto un carattere operativo più che meramente simbolico: la missione in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti è stata pensata per affrontare questioni che incidono direttamente sulla sicurezza energetica e sull’economia nazionale. In un contesto internazionale segnato da tensioni regionali, l’obiettivo dichiarato è stato sia mostrare solidarietà verso partner che subiscono attacchi sia consolidare relazioni che possono tradursi in certezze per le forniture.
Il viaggio comprende incontri ad alto livello, dichiarati come i primi di un leader europeo e della NATO nella regione dall’inizio della nuova fase del conflitto, e si concentra su tre priorità: mettere al sicuro le forniture, tutelare la libertà di navigazione e salvaguardare gli scambi commerciali. Tali temi vengono affrontati con concretezza perché qualsiasi interruzione nelle rotte o nella produzione influisce sui prezzi dell’energia, sui costi per le imprese e, infine, sul potere d’acquisto delle famiglie italiane.
Perché il Golfo pesa sull’Italia
Il Golfo Persico rappresenta un nodo critico per il mercato energetico globale: lo Stretto di Hormuz, per esempio, convoglia una quota significativa del petrolio che circola nel mondo e assume un ruolo strategico per le importazioni europee. Per l’Italia la dipendenza è tangibile: complessivamente l’area garantisce circa il 15% del petrolio necessario al Paese e il 10% del gas, con effetti diretti sui prezzi interni e sulla stabilità delle imprese. Le statistiche del 2026 segnalano che gli scambi energetici con il Medio Oriente hanno un valore rilevante in termini economici, rendendo la sicurezza delle rotte una priorità di politica estera ed economica.
Il ruolo del Qatar
Il Qatar emerge come fornitore chiave di gas naturale liquefatto (GNL) per l’Italia: i flussi dall’emirato coprono una porzione rilevante del fabbisogno nazionale, stimata intorno al 10% del gas. Questo rende il rapporto con Doha cruciale per la strategia di diversificazione energetica avviata dopo la crisi del 2026, perché il GNL garantisce flessibilità al mix nazionale ma al contempo aumenta la sensibilità italiana alle tensioni regionali. Mantenere canali stabili con il Qatar è quindi un elemento centrale della missione.
Arabia Saudita ed Emirati: petrolio, investimenti e transizione
L’Arabia Saudita rimane un partner petrolifero di primo piano e con Riad si stanno esplorando anche aree di collaborazione industriale e ambientale: tra l’altro è stato siglato un accordo pluriennale per cooperare su tecnologie come la cattura della CO2 e fonti pulite. Gli Emirati Arabi Uniti, oltre a contribuire significativamente alle forniture di greggio e prodotti raffinati, sono anche interlocutori finanziari: è stato annunciato un piano di investimenti di grande entità destinato all’Italia che comprende progetti nell’oil&gas e nelle rinnovabili, con ricadute rilevanti per export e occupazione.
I rischi per le imprese e le scelte politiche
L’instabilità nell’area si traduce velocemente in costi maggiori per la filiera produttiva italiana: nel 2026 l’export manifatturiero verso il Medio Oriente ha superato i 27–28 miliardi di euro, con settori come macchinari, metalli e moda fortemente coinvolti. Regioni come la Lombardia, la Toscana, l’Emilia-Romagna e il Veneto risultano particolarmente esposte, con la Lombardia che da sola esporta miliardi nell’area. Per questo motivo la missione punta anche a rassicurare gli operatori economici e a favorire la continuità degli investimenti, contrastando l’effetto frenante che l’incertezza geopolitica può avere sulla ripresa.
Rotte, sicurezza e impegni multilaterali
Oltre al tema energetico, la visita ha rimesso al centro la questione della libertà di navigazione e della protezione delle vie commerciali: l’Italia sottolinea la necessità di tutelare gli scambi che valgono decine di miliardi di euro e si è detta disponibile a interventi multilaterali in caso di un effettivo cessate il fuoco e di una risoluzione ONU che ne autorizzi la gestione. Si affrontano anche i possibili effetti sui flussi migratori, riconoscendo che una crisi protratta può generare movimenti di popolazione su larga scala con impatti politici ed economici.
In chiusura, la lettura ufficiale del viaggio è chiara: non una passerella simbolica, ma una serie di incontri con leader regionali per «difendere l’Italia», come ha sottolineato la premier, proteggendo il lavoro, le forniture energetiche e gli interessi economici. La missione vuole inscriversi nella logica di una politica estera pragmatica, volta a consolidare alleanze che contano oggi per l’energia e domani per gli investimenti e la transizione.