Milano, 10 giu. (askanews) – Omar Abdulkadir Artan è stato accolto come un eroe al suo rientro a Mogadiscio. L’arbitro somalo respinto all’ingresso negli Stati Uniti e costretto a rinunciare al sogno di dirigere ai Mondiali di calcio 2026, è tornato in patria tra l’affetto di tifosi, amici e autorità sportive.Artan, 34 anni, premiato dalla Confederazione africana come miglior arbitro del continente nel 2025, sarebbe stato il primo somalo a dirigere una partita di un Mondiale.
Nonostante fosse in possesso di un visto valido e di un passaporto diplomatico, le autorità statunitensi gli hanno negato l’ingresso all’arrivo a Miami dopo ulteriori verifiche.La vicenda ha provocato indignazione in Somalia, dove il direttore di gara è considerato un simbolo di riscatto per il calcio nazionale. A Mogadiscio tifosi e appassionati hanno esposto sue fotografie durante le partite per manifestargli solidarietà.”Sono profondamente diaspiaciuto per quanto è accaduto.
Tutti i somali sono rimasti delusi. È una situazione deplorevole e mi rattrista”, ha commentato Mohamed Hussein, un calciatore locale.Il caso di Artan non è isolato. In vista del Mondiale organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico, le rigide procedure di ingresso negli Usa hanno già fatto discutere. Anche la delegazione dell’Uzbekistan allenata da Fabio Cannavaro è stata sottoposta a controlli particolarmente severi all’arrivo a New York.