Argomenti trattati
Il 17 febbraio una manovra investigativa congiunta tra forze italiane e spagnole ha portato allo smantellamento di un’organizzazione dedita al traffico internazionale di stupefacenti, nota alle autorità come Barcellona express-Farfalla. L’operazione, condotta dai finanzieri del comando provinciale di Catania e dallo Scico insieme all’Unidad de drogа y crimen organizado della Policía spagnola, ha fatto emergere una filiera che partiva dalla Spagna per approvvigionare il mercato della provincia di Catania.
Le indagini, coordinate dalla procura distrettuale di Catania e dalle autorità giudiziarie spagnole con il supporto di Eurojust, Europol e della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, si sono tradotte in due ordinanze cautelari eseguite tra Italia e Spagna e nel sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa un milione di euro.
La struttura dell’organizzazione e il ruolo del presunto promotore
Secondo gli inquirenti, al centro della rete c’era un uomo originario di Catania di 46 anni, residente a Barcellona, indicato come il principale promotore e organizzatore del traffico. Il sospetto, identificato con le iniziali A.C, avrebbe coordinato sia la produzione locale di cannabis sia l’approvvigionamento da fornitori spagnoli, curando la logistica per la distribuzione all’ingrosso e al dettaglio nella Sicilia orientale. Le accuse formulate includono associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, nonché reati collegati a detenzione e spaccio e riciclaggio; nei confronti del promotore è contestata anche l’aggravante legata alla disponibilità di armi.
Modalità operative e camuffamenti
Tra le tecniche impiegate per il trasferimento delle sostanze, gli investigatori hanno ricostruito una fase iniziale in cui la droga viaggiava nascosta su bancali di frutta e verdura lungo la rotta Barcellona–Civitavecchia fino a Catania. Successivamente il gruppo ha adottato un sistema più sofisticato: gli stupefacenti venivano occultati in grandi sacchi di mangime per animali, sigillati termicamente per eludere i controlli. Questo metodo dimostra l’uso di stratagemmi logistici per sfruttare canali commerciali apparentemente leciti.
Sequestri, arresti e misure cautelari
Nel corso delle perquisizioni svolte in provincia di Catania e a Barcellona sono state sequestrate complessivamente 1.670 piante di cannabis, tre impianti di coltivazione indoor, oltre a contanti per oltre 40.000 euro e diversi beni immobili e mobili, tra cui una villa a Barcellona e più mezzi. Le attività investigative precedenti avevano già portato all’arresto in flagranza di 13 persone (10 in Italia e 3 in Spagna) e al sequestro di oltre 900 chilogrammi tra hashish e marijuana; inoltre è emersa l’esistenza di una piantagione di canapa indiana a Mascali (Catania) e il sequestro di armi, in particolare due fucili e due pistole.
Provvedimenti giudiziari eseguiti
Complessivamente sono dodici gli indagati oggetto delle ordinanze eseguite: in Italia sei persone sono state collocate agli arresti domiciliari; in Spagna, dopo gli arresti, per due indagati è stata disposta la custodia in carcere mentre per altri quattro sono state adottate misure restrittive come il divieto di espatrio e l’obbligo di presentazione periodica all’autorità giudiziaria. Contestualmente sono stati sottoposti a sequestro beni ritenuti provento o strumenti dell’attività delittuosa.
Cooperazione internazionale e assetto investigativo
La complessità del dossier ha richiesto un elevato livello di cooperazione transfrontaliera: alla direttiva operativa hanno partecipato la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo di Roma e la Direzione centrale servizi antidroga, mentre il coordinamento investigativo è stato supportato da Eurojust ed Europol. Questo approccio integrato ha permesso di incrociare informazioni, pianificare servizi mirati e ottenere provvedimenti simultanei su due giurisdizioni, riducendo la possibilità di allerta tra gli indagati e massimizzando l’efficacia dei sequestri.
Gli esiti dell’operazione sono la sintesi di mesi di attività info-investigativa, pedinamenti, intercettazioni e controlli mirati, che hanno messo in luce sia la filiera logistica sia le strutture produttive utilizzate dalla banda. Le autorità giudiziarie continueranno ad approfondire i profili finanziari e i canali di approvvigionamento per definire compiutamente la portata dell’organizzazione e individuare eventuali ulteriori complici o reti collegate.