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orban e la sfida a bruxelles prima delle elezioni di aprile

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Orban sposta il focus sulla minaccia europea, rilancia la retorica contro Bruxelles, ottiene l'appoggio di Donald Trump e prepara il terreno per la campagna elettorale verso il 12 aprile.

Il panorama politico ungherese si è acceso con dichiarazioni forti del primo ministro Viktor Orbán, che ha posto l’accento su una minaccia interna identificata con l’Unione europea più che con la Federazione russa. Nel suo intervento annuale ha promesso di contrastare quelle che ha chiamato «agenzie straniere» e «meccanismi oppressivi» ritenuti ostili alla sovranità nazionale, annunciando che l’operazione si completerà dopo le elezioni parlamentari fissate per il 12 aprile.

La linea politica e la narrativa di minaccia

Orban ha riformulato il quadro delle priorità nazionali: l’attenzione non deve essere rivolta all’Est ma a Bruxelles, definita come un’attore concreto e dannoso. Con questa impostazione, il leader ha ripreso la sua campagna contro ong, giornalisti, giudici e politici che considera strumenti di un’influenza esterna. Secondo il premier, liberarsi di queste forze è «solo a metà» e va completato con misure legislative e comunicative dopo le urne.

Retorica e strumenti

Nel discorso si è fatto largo uso di termini caricati emotivamente: la critica alla censura e all’ingerenza della Commissione europea è stata accompagnata da accuse verso presunte «reti globali di potere» legate a media e imprese. Orban ha così cercato di trasformare la complessità delle relazioni internazionali in una dicotomia semplice: da una parte la sovranità nazionale, dall’altra un’imposizione esterna rappresentata da Bruxelles.

Alleanze esterne e dinamiche internazionali

La strategia politica di Orbán si muove anche su un piano internazionale: nelle ultime settimane ha ricevuto un endorsement pubblico da parte di Donald Trump, mentre il segretario di Stato statunitense Marco Rubio era atteso in visita in Ungheria dopo la partecipazione a un importante incontro di sicurezza in Germania. Questi sviluppi hanno dato all’esecutivo un ulteriore argomento per rivendicare una legittimazione esterna alla sua linea politica.

Rapporti con la russia e posizione sulla guerra in ucraina

Nonostante la vicinanza personale e politica con Mosca durante il suo mandato, Orbán ha minimizzato la percezione del rischio russo nel dibattito interno. Al contrario, ha presentato la possibile vittoria delle opposizioni come un rischio di coinvolgimento dell’Ungheria nel conflitto ucraino, sostenendo che alcuni avversari avrebbero spinto il Paese a schierarsi economicamente e militarmente.

Campagna elettorale e accuse verso l’opposizione

Nell’avvicinamento al voto del 12 aprile, il governo ha intensificato la narrazione che dipinge il partito d’opposizione, Tisza, come un «burattino di Bruxelles». Cartelloni e messaggi pubblicitari hanno enfatizzato slogan contro i trasferimenti di fondi verso l’estero e contro politiche percepite come favorevoli a Kiev, in modo da consolidare il messaggio che scegliere l’opposizione significherebbe perdere controllo sulle scelte sovrane.

Misure economiche e promesse pre-elettorali

Per sostenere la popolarità interna, il governo ha messo sul tavolo nuove misure sociali finanziate, secondo Orbán, da una revisione fiscale rivolta alle grandi imprese. Questa combinazione di politiche redistributive e retorica sovranista mira a rafforzare la base elettorale e a rispondere alle critiche sull’andamento economico degli ultimi anni.

Implicazioni per l’Europa e per l’ordine internazionale

La posizione di Budapest mette in luce tensioni più ampie nell’Unione europea: la critica di Orbán alla Commissione e alle sue pratiche riguarda temi come il controllo dei contenuti online, la spesa a favore di Kiev e la sovranità normativa. Se confermata alle urne, la strategia ungherese potrebbe consolidare un modello politico che privilegia il nazionalismo e il controllo dei media rispetto a un’agenda europeista più integrata.

La campagna che seguirà mostrerà se questa miscela di retorica sovranista, appoggi esterni e promesse economiche sarà sufficiente a ribaltare i sondaggi e a ridefinire la posizione dell’Ungheria in Europa.