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Tutela degli equini in Parlamento
Il 17 febbraio 2026 la protezione degli equidi è tornata sotto i riflettori del dibattito pubblico. Una proposta di legge, depositata in Parlamento, punta a vietare la macellazione di cavalli, pony, asini e affini e a riconoscerli come animali di affezione, con tutti i cambiamenti giuridici che ciò comporterebbe.
Dibattito e perplessità
L’iniziativa, promossa tra gli altri da Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs), ha suscitato adesioni e forti interrogativi. In un’intervista a Tgcom24 il professor Giuseppe Purina, docente di etica e sostenibilità all’Università di Sassari, ha espresso dubbi pratici: secondo lui la sola riclassificazione può creare problemi di gestione, controlli sanitari e normative cui non si è pronti a far fronte.
Cosa cambierebbe davvero
I sostenitori della legge sostengono che equiparare alcuni equidi agli “animali di affezione” rafforzerebbe la loro tutela e ridurrebbe il rischio di sfruttamento o di macellazione al termine dell’attività lavorativa. Sul piano operativo, però, la proposta apre scenari complessi: bisogna chiarire come cambierebbero registri, certificazioni veterinarie, procedure di tracciabilità e possibili implicazioni fiscali per chi oggi considera questi animali soggetti da reddito.
Questioni tecniche sul tavolo
Diversi osservatori chiedono un’analisi tecnica approfondita. Serve valutare l’impatto sulle filiere equine, sulle pratiche agricole e sulle strutture che accolgono animali ritirati dall’uso lavorativo. È fondamentale capire chi coprirà i costi di mantenimento, come si gestiranno le importazioni/esportazioni e quali strumenti di controllo garantiranno la salute pubblica.
Alternative pratiche proposte
Purina e altri esperti suggeriscono di non limitarsi a un divieto immediato ma di accompagnare la riforma con misure concrete: programmi di reimpiego sociale, incentivi per pensionamenti controllati, finanziamenti per strutture di ricovero e percorsi chiari per la transizione dei proprietari professionali. Senza questi strumenti, dicono, il provvedimento rischierebbe di generare situazioni di gestione irregolare e pressioni economiche su allevatori e operatori.
Implicazioni etiche ed economiche
La proposta non è soltanto normativa: porta con sé una riflessione etica sul rapporto tra persone e animali e implicazioni economiche per le comunità rurali. Ridisegnare lo status degli equidi significa mettere in equilibrio il benessere animale con le esigenze produttive di chi usa questi animali per lavoro. Le soluzioni dovranno tenere conto delle differenze territoriali e delle specificità locali.
Passi successivi e attori coinvolti
Le prossime settimane vedranno confronti tecnici tra ministeri, audizioni parlamentari e consulti con associazioni animaliste, categorie agricole e esperti veterinari. Decisivi saranno i criteri di transizione per gli attuali detentori e la definizione delle sanzioni per chi non rispetterà le nuove regole. Solo adottando misure operative credibili e stanziando risorse adeguate si potrà tradurre la finalità etica in risultati concreti.
Conclusione provvisoria
La proposta di vietare la macellazione e di riclassificare gli equidi riapre un dibattito complesso, lontano dal semplice scontro ideologico. Le scelte normative che verranno adottate dovranno bilanciare principi di tutela e sostenibilità con soluzioni praticabili, per evitare impatti negativi su chi vive e lavora con questi animali e per garantire al contempo il loro benessere.