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Petroliera Arctic Metagaz senza equipaggio in deriva: rischio ecologico vicino alla Libia

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Una nave russa gravemente danneggiata dopo un attacco è semiaffondata e naviga senza equipaggio verso le coste della Libia, con il rischio di incendio e sversamenti di carburante

Un cargo russo, la Arctic Metagaz, danneggiato in seguito a un attacco il 3 marzo, sta navigando senza equipaggio nel bacino del Mediterraneo e si dirige verso la costa libica. Le autorità italiane e altri paesi della regione seguono con preoccupazione l’andamento della nave, posta nella zona SAR attribuita alla Libia, mentre esperti di salvataggio attendono istruzioni per intervenire.

La situazione solleva timori non solo per la sicurezza della nave ma anche per l’ambiente: a bordo si trovano grandi quantità di LNG e carburanti pesanti, e la struttura dello scafo presenta danni significativi che ne compromettono la stabilità. Il quadro è aggravato dal contesto geopolitico e dalle sanzioni che circondano la flotta a cui la nave è ritenuta appartenere.

Dettagli sul danno e sul carico

Secondo comunicazioni ufficiali, la petroliera ha riportato esplosioni e incendi con evidenti aperture sul fianco e aree annerite dall’incendio. Le immagini diffuse mostrano fori su entrambi i lati dello scafo. Le autorità russe e libiche hanno fornito cifre differenti sul carico: la stima di massima indica la presenza di decine di migliaia di tonnellate di GNL destinate all’Egitto e quantità variabili di carburante per il funzionamento della nave, comprese tonnellate di fuel oil e diesel. Questo mix aumenta il rischio di incendi e sversamenti che potrebbero avere conseguenze durature sull’ecosistema marino.

Pericoli tecnici e stabilità dello scafo

Gli esperti parlano di una falla laterale di grandi dimensioni che rende la nave instabile e difficile da rimorchiare. Nonostante la Arctic Metagaz sia ancora a galla, il danno strutturale e la possibilità di un’esplosione dovuta alla presenza di gas la rendono un obiettivo ad alto rischio. Le operazioni di salvataggio sono complicate dalla distanza dalle basi navali e dalle condizioni meteo-marine che determinano tempi e rotte di deriva.

Equipaggio, soccorsi e responsabilità

Il personale di bordo, composto da circa trenta membri, ha abbandonato la nave dopo l’attacco: la maggior parte è rientrata in Russia, con la maggioranza dei marinai tornati a Murmansk e ricevuti dal governatore regionale, mentre alcuni sono stati ricoverati a Mosca per cure. Il comandante ha raccontato di essere rimasto in mare aperto su una scialuppa per oltre quindici ore prima del soccorso da parte di una nave russa. L’episodio è stato gestito con il coordinamento di Russia, Malta e Libia per il recupero dei naufraghi.

Contesto giuridico e sanzioni

La petroliera è considerata parte di una presunta “shadow fleet”, ovvero una flotta che naviga per eludere le sanzioni internazionali: spesso questi piroscafi tengono spenti i tracciatori AIS e operano con registrazioni complesse. Per questo motivo la nave era già sotto osservazione e soggetta a restrizioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea, elemento che complica interventi e responsabilità legali in caso di incidente ambientale.

Reazioni internazionali e prospettive operative

Italia, Malta, Francia, Spagna e altri paesi dell’area hanno segnalato alla Commissione Europea il «rischio imminente e serio» rappresentato dalla situazione, chiedendo coordinamento e disponibilità di risorse. L’Unione valuta strumenti di assistenza civile che possano essere attivati per contenere una potenziale emergenza; nel frattempo, le autorità libiche risultano competenti per un intervento in virtù della zona SAR in cui si trova la nave, sebbene la cooperazione internazionale sia già in corso.

Organizzazioni ambientaliste come il WWF hanno messo in guardia sui possibili danni alle aree di elevato valore biologico del Mediterraneo, sottolineando che un incendio o uno sversamento di GNL e carburanti pesanti potrebbe avere impatti prolungati sulla fauna marina e sulle coste. Le opzioni pratiche sul tavolo includono il rimorchio controllato, lo svuotamento del carico dove possibile e operazioni di bonifica che richiederanno competenze di salvage e risorse specializzate.

Scenari probabili e tempi

Autorità italiane hanno stimato che, a seconda dei venti e delle correnti, la nave potrebbe raggiungere le coste libiche in alcuni giorni. Questo intervallo temporale pone una finestra operativa per organizzare interventi di contenimento ma anche un periodo di estrema incertezza in cui mutamenti meteorologici potrebbero accelerare o rallentare la deriva. La presenza di parti annerite e aperture sullo scafo rende ogni manovra complessa e rischiosa.

In assenza di rivendicazioni chiare sull’attacco — la Russia ha indicato Kiev come responsabile, mentre l’Ucraina non ha formalmente commentato — la vicenda si intreccia con il più ampio scenario di tensioni marittime e delle azioni contro navi ritenute implicate nel mercato del gas e del petrolio sanzionato. Nel frattempo, il Mediterraneo resta in allerta: la priorità rimane evitare l’incidente ambientale maggiore e assicurare che eventuali operazioni di salvataggio e contenimento siano coordinate, sicure e rispettose delle normative internazionali.