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La Repubblica in sciopero, la protesta dei giornalisti: "Poca trasparenza, Elkann si rifiuta di incontrarci"

repubblica in sciopero

I giornalisti de La Repubblica sospendono le edizioni per ottenere trasparenza sulla vendita di Gedi e denunciano il rifiuto di Elkann di confrontarsi con i sindacati.

Repubblica in sciopero: il quotidiano non sarà in edicola oggi e domani a causa delle tensioni legate alla vendita del gruppo editoriale Gedi. I giornalisti protestano contro la scarsa trasparenza della trattativa con il gruppo greco Antenna e il rifiuto di John Elkann di incontrare le rappresentanze sindacali, chiedendo garanzie occupazionali e tutela del pluralismo informativo.

Sciopero e blocco delle edizioni di La Repubblica: il silenzio dei vertici

Oggi, martedì 10 febbraio, e domani, 11 febbraio, il quotidiano La Repubblica non sarà disponibile in edicola. La decisione è stata presa dopo un’assemblea prolungata dei giornalisti, che ha impedito la chiusura regolare delle pagine. Il Comitato di redazione (Cdr) ha spiegato: “L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica si è riunita per ore in serata e per questa ragione, non potendo chiudere le pagine, il quotidiano domani non sarà in edicola“.

La protesta è culminata nell’indizione di uno sciopero che coinvolge anche l’aggiornamento del sito, sospeso fino alle 7 di mercoledì. Alla base della mobilitazione ci sono le critiche alla «scarsa trasparenza» della trattativa di Exor per la vendita di Gedi al gruppo greco Antenna e il “rifiuto dell’editore John Elkann di incontrare le rappresentanze sindacali“, evidenziando una frattura netta tra i giornalisti e i vertici aziendali.

Repubblica, giornalisti in sciopero: richiesta di trasparenza e tutela del pluralismo

Da settimane, il Cdr denuncia l’incertezza sulle trattative di vendita del gruppo editoriale, chiedendo spiegazioni sulle scelte dell’editore: “Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta“. I giornalisti sollecitano garanzie occupazionali e democratiche, sottolineando che le loro richieste “sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso“.

Secondo il Cdr, la vicenda di Gedi “racconta bene lo strapotere di pochi, senza regole e senza controlli; il destino incerto dei molti che non hanno ereditato patrimoni né credono nella legge del più forte“. La mobilitazione riflette una volontà di salvaguardare non solo posti di lavoro, ma anche il pluralismo informativo: “Repubblica nasce con un forte senso di identità e appartenenza ad un sistema di valori ben definito: progressista, antifascista, per la conquista di nuovi diritti sociali e civili, contro ogni forma di razzismo. Con queste lenti abbiamo raccontato l’Italia e il mondo per mezzo secolo. La nostra battaglia è per restare fedeli a tutto questo“.

 

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