Nel discorso annuale agli ambasciatori francesi, pronunciato all’Eliseo, Emmanuel Macron ha scelto parole chiare. Nemmeno nascondendosi dietro la diplomazia classica.
Macron, il messaggio agli Usa e agli alleati che cambiano passo
Gli Usa, ha detto in sostanza, stanno progressivamente prendendo le distanze da alcuni alleati storici e mostrano una tendenza sempre più evidente a sfilarsi dalle regole internazionali.
Un’analisi che evidentemente non nasce dal nulla. È la lettura di un sistema che scricchiola, osservato da Parigi e condiviso davanti a chi, ogni giorno sente di rappresentare la Francia nel mondo.
Macron ha parlato di un ordine internazionale che perde pezzi. Le istituzioni multilaterali funzionano meno, molto meno… E al loro posto tornano le vecchie logiche di potenza. «Ci stiamo evolvendo in un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di dividersi il mondo», ha affermato il presidente, secondo quanto riportato dalle dichiarazioni ufficiali diffuse dall’Eliseo. Un passaggio che ha pesato nella sala. Come ha pesato il riferimento a una crescente “aggressività neocoloniale” nelle relazioni internazionali.
Qui Macron stringe il cerchio ovviamente, quindi la linea francese, e europea, viene ribadita senza giri di parole: no al nuovo colonialismo, no all’imperialismo. Ma anche no al vassallaggio. E no al disfattismo, parola che torna spesso nel lessico dell’Eliseo quando si parla di Europa. L’obiettivo resta quello già tracciato: ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina, costruire un’autonomia strategica reale. Non uno slogan. Un percorso. Lento, forse. Ma necessario, secondo il capo dello Stato.
Dalla tecnologia al mercato: Macron, Usa e la sfida europea
Nel discorso c’è spazio anche per uno dei dossier più sensibili nei rapporti tra Macron e gli Usa: la regolamentazione tecnologica. Il presidente francese lo dice apertamente agli ambasciatori, citando norme precise, nello specifico quali? Il Digital Services Act e il Digital Markets Act non sono un problema da ridimensionare, ma uno strumento da difendere e rafforzare. Parole sue, sempre dal discorso ufficiale all’Eliseo.
Quelle regole, sostiene Macron, fanno parte di quello che definisce lo “scudo democratico europeo”, un impianto che la Commissione europea sta cercando di rendere operativo. E qui il tono cambia leggermente. Più politico, meno teorico. La Francia, assicura il presidente, continuerà a spingere su iniziative concrete per rafforzare la sovranità digitale e la tutela dei cittadini online. Non è solo una questione tecnica. È potere, controllo, democrazia.
Poi c’è l’economia. E il tempo, che stringe. Macron chiede un calendario accelerato, già entro l’anno, per applicare la preferenza europea negli scambi commerciali. Un modo per sostenere imprese e filiere produttive dell’Unione, in una fase in cui la competizione globale si fa più dura.
Infine il mercato unico dei capitali. Troppo frammentato, troppo complicato. «Questa Europa di 450 milioni di abitanti ha davvero bisogno di esistere», ha detto Macron, sempre secondo le fonti ufficiali del discorso agli ambasciatori. Una frase che sembra semplice. Ma non lo è. Dentro c’è l’urgenza di rendere l’Unione più concreta, meno astratta.
Il quadro che emerge dal discorso sembra essere coerente… parla quindi di un mondo frammentato, regole che saltano, equilibri che cambiano. E una risposta che passa, ancora una volta, da un’Europa più autonoma. Più regolata. E capace, finalmente, di difendere i propri interessi strategici. Anche quando gli alleati storici, a Washington ora forse guardano altrove.