La delicata vicenda del bimbo ricoverato all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore fallito solleva interrogativi cruciali sulla gestione. A due mesi dall’intervento, il piccolo rimane in condizioni gravissime, mentre medici e istituzioni valutano la possibilità di un nuovo trapianto e le responsabilità emerse dall’inchiesta giudiziaria. Ecco gli aggiornamenti dopo l’ultimo bollettino medico.
L’indagine sulla gestione del trapianto fallito al Monaldi di Napoli
La procura di Napoli indaga sull’intervento del 23 dicembre scorso, quando l’équipe del Monaldi si recò a Bolzano per prelevare il cuore che si rivelò subito non funzionante. Sotto inchiesta ci sono sei sanitari tra medici e paramedici, con l’ipotesi di lesioni colpose. Secondo la famiglia, l’organo sarebbe stato “bruciato” dall’uso di ghiaccio secco durante il trasporto, senza che nessuno rilevasse i danni prima dell’impianto. Sono in corso verifiche a Bolzano e sul personale del Monaldi, mentre la Procura ha ascoltato il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto, dimessosi sei giorni dopo l’intervento fallito.
Nonostante la gravità delle condizioni del bambino, la speranza della famiglia rimane viva. L’avvocato Francesco Petruzzi precisa: “Anche se il parere del Monaldi fosse negativo, la volontà della madre è quella di andare avanti e chiedere un terzo parere“. Intanto, all’esterno dell’ospedale, una fiaccolata di solidarietà ha riunito l’associazione dei familiari dei bimbi trapiantati. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha dichiarato: “Siamo vicini al bambino, alla sua famiglia e speriamo ancora che si possa trovare una soluzione per questo piccolo paziente“.
Trapiantato cuore bruciato a bimbo di due anni, l’ultimo bollettino: “Stabile, mercoledì consulto di esperti”
Come riportato da Il Mattino, l’ospedale Monaldi ha convocato esperti da tutta Italia per decidere se il bambino, ricoverato da due mesi in condizioni critiche dopo un trapianto di cuore andato male, possa essere sottoposto a un nuovo intervento. Inizialmente prevista per il 16 febbraio, la valutazione interna è slittata al 18, ma la vera novità è il coinvolgimento di specialisti di primo piano provenienti da altre regioni. Il Polo di cardiochirurgia dell’Azienda ospedaliera dei Colli ha organizzato un Heart Team che riunirà le strutture italiane con maggior esperienza in trapianto pediatrico per una rivalutazione congiunta del piccolo paziente. Nonostante le gravi condizioni, il bambino resta in lista per un trapianto. “Non mollo, non perdo la speranza”, dice mamma Patrizia.
Le complicazioni riscontrate dopo quasi due mesi di supporto extracorporeo—emorragia cerebrale, infezione persistente e insufficienza multi-organo—hanno già spinto il Bambino Gesù di Roma a esprimere parere negativo su un nuovo trapianto, citando il rischio elevato dovuto anche alle terapie immunosoppressive. Tuttavia, i medici del Monaldi ritengono che la speranza non sia del tutto perduta e organizzano l’Heart Team proprio per valutare eventuali strategie terapeutiche aggiuntive. Questo è il bollettino medico di ieri sera dell’ospedale Monaldi, riportato da Il Mattino:
“Alle 19 le condizioni cliniche del piccolo paziente che ha
ricevuto il trapianto si presentano stabili, in un quadro che
permane di grave criticità. L’Heart Team sulla base della
decisione assunta dal medico responsabile, ritiene che il
piccolo paziente sia ancora idoneo a rimanere in lista
trapianto. Il paziente rimane ricoverato in terapia intensiva
sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di
consulenze specialistiche. Al fine di garantire la migliore cura
possibile, si ribadisce che l’Azienda Ospedaliera dei Colli si è
attivata sin da subito nel coinvolgere i maggiori specialisti in
campo pediatrico, anche attraverso la professionalità
dell’Ospedale Santobono Pausilipon. Si è organizzato un
consulto con gli specialisti delle strutture italiane con i
maggiori volumi in termini di trapianto pediatrico per una
rivalutazione congiunta al letto del paziente. L’Heart Team si
svolgerà nella giornata di mercoledì e sarà utile a valutare
anche ulteriori trattamenti terapeutici in aggiunta al
trapianto“.