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Trattative sullo Stretto di Hormuz: sblocco fondi e resistenze di Teheran

Trattative sullo Stretto di Hormuz: sblocco fondi e resistenze di Teheran

A Doha si sono tenuti colloqui indiretti che toccano la gestione dello Stretto di Hormuz, lo sblocco di asset e la stabilità regionale: gli Stati Uniti hanno proposto compromessi finanziari, ma l'Iran insiste nel mantenere il controllo dello Stretto e la richiesta di pedaggi.

Gli scambi diplomatici recenti hanno riportato al centro dell’attenzione lo Stretto di Hormuz corridoio strategico per il traffico marittimo internazionale. In incontri di carattere indiretto a Doha sono emersi temi concreti: la proposta statunitense di consentire l’accesso a fondi congelati e la controfferta iraniana di imporre pedaggi per il transito. Le implicazioni riguardano non solo la sicurezza marittima ma anche l’economia di numerosi Paesi coinvolti.

Secondo quanto riferito dai partecipanti alle consultazioni, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno presentato a interlocutori regionali un quadro di trattativa volto a collegare l’apertura degli asset congelati a una rinuncia iraniana all’imposizione di pedaggi nello Stretto. L’Iran, rappresentato tra gli altri dal viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha però respinto l’idea di cedere il controllo sul passaggio marittimo.

Proposte finanziarie e rivendicazioni iraniane sul controllo dello Stretto

Nel corso dei colloqui è stata messa sul tavolo la possibilità di sbloccare parte dei 100 miliardi di dollari di asset iraniani congelati all’estero, in cambio dell’assenza di pedaggi e del mantenimento di un passaggio libero attraverso lo Stretto di Hormuz.

L’Iran, tuttavia, ha chiarito che intende trattenere la leva del controllo: come detto da Gharibabadi, “Hormuz è sotto il comando dell’Iran“. La posizione iraniana contempla la richiesta di commissioni per ogni nave in transito, con l’obiettivo di ottenere una quota significativa dei potenziali 40 miliardi di dollari annui stimati dagli osservatori regionali.

Alternative emiratine e ruolo dell’Oman

In parallelo è stata valutata una soluzione proposta dall’Oman che esercita diritti sulla parte meridionale dello Stretto: un fondo finanziato da donazioni volontarie per sostenere i servizi marittimi e la sicurezza della rotta. Secondo quanto discusso, compagnie petrolifere e operatori di navigazione potrebbero contribuire a quel fondo, ma la formula non convince Teheran perché non prevede il pagamento di pedaggi diretti. Alcuni vicini del Golfo manifestano dubbi sulla fattibilità tecnica dell’ipotesi, rilevando che l’Iran non dispone di tutte le infrastrutture necessarie per la gestione sostenibile del passaggio.

Contesto diplomatico multilaterale e avvertimenti internazionali

La questione è stata oggetto anche di confronti multilaterali: il sultano dell’Oman ha incontrato il presidente Emmanuel Macron a Parigi concordando cooperazione per operazioni di sminamento e garanzia di sicurezza nel tratto. Sul fronte delle Nazioni internazionali, il tema è salito fino al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dove l’ambasciatore statunitense Michael Waltz ha lanciato un avvertimento netto, affermando che “La disponibilità americana al dialogo e alla trattativa non è illimitata” e ricordando che “L’Iran non può tenere in ostaggio l’economia mondiale e non possiamo permettere che lo faccia“.

Waltz ha inoltre evidenziato l’impatto commerciale e umanitario legato alle restrizioni sui traffici marittimi, citando il rischio su forniture destinate a Paesi in via di sviluppo e al settore agricolo in Africa e ha sollecitato la cessazione delle azioni ostative alla libera navigazione. Le stesse autorità iraniane ribadiscono però la loro interpretazione degli accordi previsti in precedenti memorandum, sostenendo che alcune attività, come lo sminamento, devono spettare esclusivamente all’Iran e non ad altri Stati.

Dialoghi tecnici e calendario degli incontri

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, i colloqui hanno mostrato segnali di possibile proseguimento con tavoli tecnici separati: delegazioni di carattere operativo dovrebbero incontrarsi con mediatori regionali per definire dettagli pratici e canali di comunicazione per segnalare eventuali violazioni degli accordi. I diplomatici hanno concordato di mantenere calma nello Stretto per un periodo concordato, con l’intento di lavorare “in modo da poter lavorare sui progressi relativi a tutti gli aspetti del memorandum d’intesa” in un ambiente più produttivo e senza escalation militari.

Il quadro rimane comunque fragile: la ripresa del traffico marittimo è avvenuta a rilento dopo quattro giorni di alta tensione, e la gestione delle risorse finanziarie e delle garanzie di sicurezza resta al centro delle trattative. Le parti coinvolte continuano a scambiare segnali politici e tecnici, mentre il mondo osserva le possibili ricadute economiche e strategiche legate al controllo di uno degli snodi marittimi più cruciali per il commercio globale.

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